Rampigada Half Marathon 2018 – Alpe Veglia

Ora il vento è a favore e non sembra neppure così freddo come stamattina. Dall’altra parte della valle, molto più in basso, serpeggia la mulattiera che un’oretta prima avevo risalito di corsa. Sotto i piedi il sentiero stretto taglia un lungo versante verde illuminato dal sole. In lontananza un gruppetto di alpinisti mi incita. L’alpe del Ciamporino non è poi così lontano. Sto correndo da un’ora e mezza. Sono stanco, sono felice.

La piccola piazza di San Domenico di Varzo (VB) è un ricordo d’infanzia. Avrò avuto si e no 4-5 anni. Qui ci ero venuto in ferie con la mia famiglia. Scendevamo a Ponte Campo a giocare nel fiume e poi ogni tanto salivamo su fino all’Alpe Veglia a giocare con le mucche. Ma la piazzetta me la ricordo perchè in quell’anno qualcuno mi infilò una medaglietta al collo. Almeno questo è il mio ricordo. C’era stata una corsa di paese e per me piccolino com’ero deve esser sembrata sicuramente un’olimpiade.

Ora, 35 anni dopo, in quella piazzetta sono schierato sotto il gonfiabile e son pronto a correre i 21 km e 1200 m di dislivello positivo della Rampigada Half Marathon. La voglia di gareggiare è tanta e saper di farlo assieme a tanti campioni della corsa in montagna mi stimola ancor di più.

Con la musica delle grandi occasioni in sottofondo, i manicotti ben tirati su per proteggermi dal freddo e l’antivento legato in vita si parte. 40 m in discesa e poi subito su lungo una strada sterrata che a guardarla fanno già male le cosce. Il gruppo si allunga e io mi trovo intorno alla 15-20° posizione con il babbo che mi saluta da bordo pista. Il respiro aumenta e anche la temperatura corporea inizia piacevolmente a salire. Passaggio all’Alpe Nava e giù in picchiata verso Ponte Campo 200 m di dislivello più in basso tra prati e sentierini. Pian piano recupero posizioni. Riprendo e supero anche l’amico Maurizio Mora grande interprete in gare come queste.

Non lanciare i sassi“. Ponte Campo mi riporta bambino con la voce di mia mamma in sottofondo. Ma a quell’età un fiume non è un fiume se non ci lanci dentro un sasso. Ora un fiume è acqua da bere mentre vago correndo per le montagne. Ma non c’è tempo di fermarsi perchè la dura e lunga salita verso l’Alpe Veglia ha inizio. Prima un sentierino stretto, poi la dura, larga e lastricata mulattiera.

Qui raggiungo il gruppetto di Armuzzi, Fantoli e Fregona… e dentro di me sono già soddisfatto per poter correre al fianco di questi campioni che di solito vedo solo nelle classifiche. La fatica inizia a farsi sentire ma saliamo alternandoci in testa al gruppetto. Siamo intorno alla 7-8° posizione e in lontananza si scorgono le magliette colorate di chi ci precede.

La cappella di Croppallo indica la fine della salita e un saliscendi (freddo e ventoso) ci conduce verso il piccolo ponte romanico che accoglie noi corridori nella conca dell’Alpe Veglia. E la vista inizia ad ampliarsi tra le vette. Curva a sinistra e su verso le baite di Cianciavero e poi ancora, attraverso un sentierino sconnesso, verso il suggestivo Lago delle Streghe. Correre qui è una vera goduria. Michele Fantoli e Lucio Fregona si avvantaggiano mentre io riesco a staccare definitivamente Antonio Armuzzi riuscendo così a starmene da solo e a godermi ogni singolo passo come fossi in allenamento.

Serpeggia il sentiero e non mi resta che godermelo tutto fino di nuovo sbucare in Alpe e risalire verso il rifugio del Cai e verso le baite della Balma. Ci ero passato un annetto fa di corsa da qui e incontro ancora lo stesso signore anziano che mi incita con lo stesso identico sorriso di allora. Sorrido anche io nonostante il sentiero torna a salire prepotentemente con gradinate e salti. Ma la tattica del “mi sto solo allenando” fa passare in secondo piano la fatica e regolarizza il respiro. Presto arriverò al Ciamporino. Ma prima c’è tutta una costa, un versante d’attraversare. Un versante verde, aperto, illuminato dal sole, lungo abbastanza da godere fino in fondo. Le cime alte sopra la spalla sinistra e le vallate sotto la spalla destra.

I piedi salgono uno davanti all’altro calpestando terra e rocce. Di tanto in tanto il tifo della gente, le trombette da stadio, il rumore del vento. Laggiù in basso si scorge la mulattiera che porta all’Alpe Veglia, si scorge Ponte Campo e più in là San Domenico. Qui la fatica è felicità e la felicità da pace.

Croce Alpini è il punto più alto del trail coi sui 2100 m. Sono sempre 9° ma chi mi precede è poco avanti e in discesa non si sa mai che recupero qualcuno. Vedo le magliette blu e bianche di Fantoli e Fregona un 150m avanti. E poi la maglietta rossa di Trisconi. Gli altri non sono più a vista. Dietro non mi giro.

La discesa è tecnica, impegnativa, bella con qualche saliscendi e non passa tanto tempo prima di raggiungere l’Alpe del Ciamporino dove gli amici Paolo e Angela, impegnati nel ristoro, mi incitano. Un gel, un sorso di sali, un ultimo saluto e via di nuovo a rincorrere chi mi precede. Di nuovo in discesa, di nuovo a spingere verso l’Alpe Moiero e l’Alpe Dorcia dove sento i passi di qualcuno che mi precede nel tornante sotto. Allora aumento ancora un poco riprendendo il giovane e forte Nathan Baronchelli.

L’ultimo km è un saliscendi leggero, inaspettato, su sentiero stretto attraverso il bosco per sbucare poi direttamente nella piazzetta della mia infanzia. E li c’è il tappeto bianco ad attenderci, le transenne, il gonfiabile, la voce dello speaker, le tante manine dei bambini che ti battono il 5 e anche quella del mio babbo. Io le batto a tutti correndo fin sotto il gonfiabile e sorrido perchè sono felice nonostante sia stanco. In montagna la fatica è sempre ben ripagata.

CLASSIFICA (21 km)

UOMINI: 1° Jean Baptiste Simukeka, 2° Riccardo Borgialli, 3° Zmnako Wali Hussein, 4° Michael Dola, 5° Stefano Trisconi, 6° Michele Fantoli, 7° Lucio Fregona, 8° Matteo Raimondi, 9° Nathan Baronchelli, 10° Roberto Fregona

DONNE: 1° Primitive Niyirora, 2° Clementine Mukanganda, 3° Ana Nanu, 4° Benedetta Broggi, 5° Lia Pozzi, 6° Claudia Cartini, 7° Tina Bauce, 8° Manuela Monteforte, 9° Stefania Ramada, 10° Teresa Zanini

CLASSIFICA COMPLETA e articoli di Running Passion, BioCorrendo, VCO24Sport e LaStampa

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