I due giudici

GiudiciAveva appena finito di piovere ed il percorso era diventato fangoso. All’arrivo due giudici sedevano su di un palco rialzato e dall’alto, seppur non visti, seguivano l’andamento della gara. Da una curva spuntò un corridore che vacillando scivolò rovinosamente nel fango, faccia in giù.

Il primo giudice sogghignando spostò un ammasso di fogli appallottolati fino a che ne trovò uno ancora bianco. Leccò la punta di una matita consumata e annoto “Atleta numero 1979: ricordarsi che è caduto

Il secondo giudice alzandosi un poco dalla sedia rimase ad osservare preoccupato il corridore per alcuni istanti. Poi rilassato tornò a sedersi. Aggiunse un nuovo foglio alla pila ordinata che aveva sul tavolo e scrisse a grandi lettere il nome proprio dell’atleta seguito da “ricordarsi che si è rialzato

Il corridore riprese la sua gara ma dopo un poco da dietro un atleta lo superò e con una spallata lo gettò di nuovo a terra. Un terzo atleta che passava di lì rallentò la sua corsa e lo risollevò. Il primo giudice paonazzo in volto gridò: “Ha barato!!! Lo hai visto!?! Imbroglioooo!! Se non ci fosse stato quell’altro…” e con veemenza lo annotò sul suo foglio. Il giudice buono compiaciuto dal bel gesto sfogliò la pila di fogli che aveva sotto il naso e trovato quello che cercava cancellò molte delle righe che aveva annotato in precedenza e prima di rimetterlo a posto aggiunse “All’arrivo dare abbondante abbuono

Il corridore infangato si diede una pulita e riprese nuovamente la sua gara ma dopo un po’ distraendosi scivolò di nuovo ruzzolando fuori dal percorso e prendendosi una gran craniata contro un paletto di sostegno. “Benedetto paletto e chi lo ha piantato!!!” apostrofò il giudice cattivo prima di annotare con cura “numero cadute: 3” calcando per benino sulle curve del tre.

Il giudice buono con la faccia tesa aspettò che il corridore ritornasse sul percorso aggrappandosi faticosamente a quei numerosi paletti che con cura lui stesso si era premurato di piantare ancora prima che iniziasse la gara. Poi scrisse “Metri in cui è caduto: 3… ma… metri in cui pur traballando è rimasto in piedi: 490“. Il tutto mentre il primo giudice ora imprecava “Maledetti paletti e chi li ha piantati!!!

Ormai inzuppato nel fango il corridore era in procinto di tagliare il traguardo. Ma la stanchezza sembrava aver preso il sopravvento. Le gambe cedettero e lui non oppose resistenza schiantandosi disteso nel fango, ad un metro dalla linea d’arrivo.

Il primo giudice, macchiato dal fango schizzato fin sul palco, balzò sul suo foglio iniziando ad inciderci con violenza “Atleta 1979 Caduto Caduto Caduto Caduto…” fino a perforare il legno sottostante. Il corridore ormai esausto sotto quella tempesta di giudizi non trovò più le forze per rialzarsi, si diede vinto e decise di rimane lì “Caduto”

Caduto…

Caduto…

Allora il giudice buono appoggiò la sua penna di lato. Si alzò. Scese dal palco. Immerse i suoi piedi nel fango fin sopra la caviglia ed incamminatosi fin sulla linea d’arrivo lì si inginocchiò. E chiamandolo per nome gli allungò la mano. “Se tu vuoi…

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