Bardolo ed i suoi boschi

Per le pigne di Fauno“, imprecò Bardolo rovesciandosi addosso una quantità inaspettata di acqua piovana. I giorni della Febbre avevano da poco lasciato il posto ai giorni di Marte, l’ideale per raccogliere i petali delle primule. Certo, erano le prime a sbocciare, le Primus, ma arrampicarsi tra le sue foglie nei giorni successivi alle forti piogge aveva di certo i suoi bei grattacapi.

La gerla era quasi piena quando lo gnomo si fermò ad ascoltare. Si sentiva un’ansimare lontano aumentare d’intensità. Bardolo si nascose dietro una betulla muschiata dal tempo. “Raminghi?” si chiese. E un ramingo in effetti era. Stava salendo un po’ ingobbito lungo un sentierino del bosco, di corsa. “Che sia… Il passo è corto e l’ansimare alto ma vuoi vedere che...”

Gertrude!!” gridò verso una capanna nascosta nel bosco senza ricevere però risposta. “Dannata gnoma“. Poi tornò ad osservare il ramingo che goffamente e stanco avanzava lungo il sentiero. Poco prima che arrivasse alla sua altezza lo gnomo saltò fuori.

Che Crono ti abbia preso un altro anno lo vede anche una talpa ma per le pigne di Fauno, è sempre un piacere rivederti

E io mi fermai di colpo. “Bardolo! Vecchio mio

Che fine avevi fatto?! Ho appena chiamato Gertrude ma quella vecchia gnoma ha il muschio nelle orecchie” e appoggiando la gerla per terra iniziò a ravanarci dentro. “Campanellini, Bucaneve, primule, un Narciso, ma dove cavolo… toh eccola qua

Con un gran sorriso mi mostro una bacca di Corbezzolo. “Tieni mangia che da vigore. Ma dove stai correndo?

Su al Monarco“, gli dico ingoiando la bacca più per educazione che per bisogno.

Il pranzo può aspettare. Ti accompagno un pezzo così controllo anche la parte alta del bosco. Mi han detto di aver visto un fiore di Crocus là in alto. Sai ne faccio un unguento…” E stretta bene la gerla sulle spalle iniziò a corrermi al fianco senza smettere di parlare neppure un istante.

Ma com’è che vai così piano?” mi disse d’improvviso tra una risma di parole ed un’altra.

Ho ripreso da poco, ero stato fermo per…” Ma non mi lasciò neppure finire che inizio a raccontarmi di quella volta che l’imperatore Augusto rubò un giorno al mese della Febbre, come lo gnomo chiamava febbraio, per aggiungerlo al mese in suo onore, agosto. Non sopportava infatti che luglio, il mese dedicato a Giulio Cesare, fosse più lungo del suo. “Per questo febbraio è più corto mentre luglio ed agosto fan trentuno

E continuò così tra una storia vera ed una inventata fino alla cima del Monarco. La ci fermammo a guardare le spoglie montagne attorno, a studiarne i sentieri che solo in questo periodo si riuscivano ad individuare nei boschi. “Memorizzali” mi disse Bardolo, “che fra poco Fauno li nasconderà di nuovo alla vista di voi umani.” Io ne studiai il più possibile per il futuro.

Poi d’improvviso si strinse più forte la gerla sulle spalle e sparendo tra gli alberi gridò. “Vale Ramingo e valete a tutta la tua razza, il bosco mi reclama”. Il silenzio ritornò a farsi sentire ed io ripresi per un altro sentiero

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