Oltrefiume di Baveno – Ammazzainverno e quel cerotto invisibile

Domenica 3 dicembre 2017 – Oltrefiume di Baveno (VB)

Le chiamano Ammazzainverno ma mentre mi riscaldo in compagnia di questi 3 gradi ben sotto lo zero ho la netta sensazione che sia l’Inverno ad ammazzare me. C’è di buono che mi  anestetizza i piedi e sopratutto il tendine d’achille che per una settimana mi ha tenuto fermo dagli allenamenti coi suoi fastidiosi capricci. Molto meglio l’asfalto ghiacciato che i nervosi cross per ricominciare a gareggiare.

Alle 9.30 si parte e nell’affanno del primo tratto, un su e giù continuo, controllo di avere ancora addosso il cerotto che mi aveva messo Luchino. Un cerotto sul tendine, uno di quelli antibua invisibili che solo i nipotini sanno mettere e che vorrebbero mettere a tutti. Luchino ha provato più volte a metterlo anche a quel povero Cristo appeso in chiesa ma mai e poi mai nessuno che lo ascoltasse. Rimediava tuttalpiù un sorriso o un buffetto dalla vecchierella di turno indaffarata con le candele sull’altare del Sant’Antonio. Eppure era chiaro che quello Là aveva la bua. Si sbracciava Luchino, lo indicava a tutti, provava a farsi capire ma ai grandi tutto questo sembrava proprio non interessare.

Nel scendere lanciato tra le viette strette e ciottolate di Oltrefiume ad una curva d’improvviso me lo ritrovo anche davanti quello Là con tutte le sue ferite bene in vista. “Tata bua” penso sfrecciando via mentre con la coda dell’occhio controllo se almeno qui qualche bimbo sia riuscito a prendersene cura.  Ma niente. E dire che Luchino, quando era passato il prevosto a benedire la casa e dopo che la sua mamma gli aveva spiegato che era un amico di quello Là, Luchino era partito a razzo in bagno. Sgusciando dalle mani del papà era riuscito a spostare lo sgabellino sotto l’armadietto, arrampicarsi, rovistarci dentro e con trionfo ricorrere in sala allungando le manine verso quel pretino di paese. Una scatola di cerotti per quel povero Cristo appeso.

Con i piedi insensibili dal freddo riprendo a salire inseguendo a distanza il giovane e forte Mattia Ferrari. Il sole si specchia sull’asfalto mentre nuvole di fumo bianco escono dalla mia bocca. Porca paletta se fa freddo. Faccio fatica ma sono felice. Soffro ma non mi fermo. Strana questa cosa. Se ci fosse qui Luchino saprebbe spiegarmela a gesti, con semplicità, e credo che la capirei.

La fatica però finisce sempre. Questo me l’ha spiegato la corsa. Così finisce anche questa ammazzainverno che mi regala un 2° posto. Ora il sole è più caldo sulla pelle. Mi copro un poco. Rinfilo le scarpette per il defaticamento. Cerco di ricordarmi dove sia quella curva improvvisa. Parto lentamente. Guardo tra le mani. Il cerotto invisibile che avevo sul tendine è ora ben stretto tra le dita. Sorrido. Luchino finalmente sarà contento

CLASSIFICA

UOMINI: 1° Mattia Ferrari (Cus Torino), 2° Matteo Raimondi (Atl. Palzola), 3° Fabrizio Manni, 4° Giuseppe Antonuccio, 5° Tommaso Maestroni

DONNE: 1° Giovanna Cerutti (Gsa Valsesia), 2° Annalisa Diaferia, 3° Chiara Bilardelli, 4° Sabrina Tosi, 5° Francesca Gallone

Prossima tappa del circuito Ammazzainverno venerdì 8 dicembre 2017 a Gravellona Toce (VB)

Questo post è stato letto 3306 volte!

    Precedente Veruno Run 11 km a Mattachini e Schiavon Successivo Maratona - la cronologia del record del mondo

    6 commenti su “Oltrefiume di Baveno – Ammazzainverno e quel cerotto invisibile

    1. Marco il said:

      Ciao.
      Sono finito qui per cercare un resoconto della gara di Baveno e, pur rileggendo più volte, perdonami l’ignoranza non capisco il senso del racconto forse troppo mistico.
      Hai corso con un tendine d’Achille mal concio con un cerotto cortisonico per alleviare il dolore?
      Qualcuno vuole mettere qualche cerotto al padre eterno in croce?

      Non voglio offendere nessuno, non è mia abitudine giudicare chi non conosco di persona eppure, in un periodo “digitale” in cui lo spirito d’emulazione è dietro l’angolo, non è un buon messaggio da dare “correte incerottati” quando si ha dolore, specialmente se chi legge è un podista alle prime armi.

      Spero che cogli il senso del messaggio senza rancore.

    2. matteoraimondi il said:

      Ciao Marco, io sono abituato a raccontare le mie gare sempre come una storia 🙂
      Il cerotto di cui parlo non è reale. “…Un cerotto sul tendine, uno di quelli antibua invisibili che solo i nipotini sanno mettere…”
      Sto parlando di quando mio nipotino, come fanno tutti i bimbi, fanno finta di mettere un cerotto invisibile. E’ di questo cerotto invisibile che parlo che rappresenta l’amore e la preoccupazione di prendersi cura di chi si vuole bene anche con gesti semplici, all’apparenza inutili, come quello di mettere un cerotto invisibile sulla botta che può prendere il loro pupazzo preferito 🙂 Quindi nessun cerotto antidolorifico o cortisonico 😉
      E racconto di quella volta che mio nipotino voleva mettere il cerotto sul crocifisso perchè aveva visto in Lui un “bimbo” con la bua. Perchè i bambini sanno vedere oltre ed insegnare sempre a noi grandi
      Ciauu

    Lascia un commento