Romentino – Io sono Goccia

Tutto attorno è grigio e io sto cadendo da così tanto tempo. “Paura?” chiedo per l’ennesima volta alle mie compagne attorno ma non c’è nessuna che mi risponde. Mi faccio forza e torno a guardare verso il basso. Per me è la prima volta e cavolo, non riesco a vedere oltre a questo grigio. Cosa ci sarà laggiù? Nessuno mi risponde. Io vengo dal cielo. Io sono pioggia.

Sei la terra?” chiedo a questa cosa che si muove veloce. “No di certo“, risponde la cosa. Ci sono atterrata sopra poco fa ma per la paura del turbinio ho chiuso gli occhi per non so quanto tempo. Ora c’è colore. E’ blu come il mio cielo lassù. Scivolo un poco avanti e vedo il rosa sotto il blu.

Se non sei la terra allora ho sbagliato a cadere. E’ la prima volta per me sai e le mie compagne di viaggio più esperte non mi hanno aiutato.” Che tristezza. Mi vien voglia di piangere. Anzi sto piangendo.

Non piangere“, dice la cosa. “Io non sono la terra, sono un uomo, ma guarda più in là. Ecco la terra che cerchi. Sei solo atterrata sul mio cappellino.” In effetti ci sono altre cose verdi e marroni e arancioni e gialle tutte attorno e le miei compagne ci stanno atterrando sopra. Ma sono cose ferme mentre questa qui si sta muovendo.

Io sono pioggia“, mi presento. “Io sono Matteo“, anche la cosa si presenta. “Sei un Matteo?” “No, no, Matteo è il mio nome. Tu non ne hai uno?” “Cos’è un nome?” La cosa ci pensa un po’. “Un nome è il modo in cui gli altri ti chiamano quando sei vicino e ti pensano quando sei lontano.” Sembra una bella cosa. Potrei farmi chiamare dalle mie compagne di viaggio. “Voglio anche io un nome per farmi chiamare. Come si fa?

Deve dartelo qualcuno.” “Me lo dai tu un nome?” “Ummm, tra le tue amiche c’è già qualcuna che si chiama Goccia?” Nessuno di noi ha un nome. “No“, gli rispondo. “Allora ti chiamerò Goccia“, disse la cosa sobbalzando.

Ma perchè sobbalzi? E’ la terra che sobbalza?” “No, no, sto correndo, sto facendo una gara.” Che strana cosa e io vorrei solo fermarmi per farmi chiamare dalle miei compagne col mio nuovo nome. E poi farmi pensare dalle nuvole lassù ora che sono così lontana da loro. Ma qui si sobbalza sempre di più. “A cosa serve correre? Sembra che tu stia facendo fatica? Si fa sempre fatica qui sulla terra?

Correre serve a…” tentenna Matteo ansimando ma sembra che la risposta tardi ad arrivare. Allora parlo io. “Io cado dal cielo per irrigare la terra e far germogliare le piante e dare seme al seminatore e pane da mangiare. Così mi hanno insegnato le nuvole e ora credo di aver capito che questo pane sia per te Matteo. Tu sei un seminatore? A questo serve correre, per seminare?” Lui ride e io non capisco il perchè. Forse che le mie compagne e le nuvole mi hanno raccontato una cosa non vera? Ora non ho poi così tanta voglia di farmi chiamare per nome da loro.

No Goccia, non sono storie. Ci sono uomini che seminano e uomini che fanno altri lavori sempre per poi pagarsi il pane del seminatore.” Io scivolo fino al suo occhio. E’ grosso e nero e mi guarda. Allora devono esserci tanti altri occhi oltre a quello di Matteo. Che novità oggi per me. “E quindi tu corri per procurarti il pane?

Neppure per questo Goccia. Io corro perchè correre mi piace.” “Cosa vuol dire piacere?” “Vuol dire che in fin dei conti non serve a niente, serve per stare bene, per sentirsi bene.”

Io mi sento bene quando sono sulle nuvole. Ora non so se mi sentirò bene qui sulla terra. Potrei imparare a correre anche io se fa stare bene. Mi insegni a correre Matteo?” Con il dito mi prende dalla sua grossa guancia e mi porta sulla spalla che si muove ancora più velocemente del cappellino lassù dove ero caduta. “E’ questione di ritmo, come una danza“. Danza. “Ti devi sentire leggera.” Leggera. “Segui la mia spalla, pam, pam, pam, pam.” Pam pam pam pam. Danza. leggera. “Non pensare ad essere veloce, pensa a essere leggera, a tenere il ritmo, a… ecco si, a cadere come sei capace te. Pensa che correre è una caduta controllata.” Cadere. Si, io sono brava a cadere dal cielo. Posso farcela. Sto cadendo. “E all’ultimo appoggi il piede e riprendi a cadere rimanendo leggera, atterrando sull’avampiede, danzando.”

Matteo...” “Dimmi Goccia.” “Io non ho un avampiede, non ho neppure un piede.” “A già… però puoi rimbalzare, puoi cadere e rimbalzare.” Rimbalzare, si posso farlo. Sembra divertente. Allora è questo il divertimento. Non serve ad irrigare la terra, non serve al seminatore. “No non serve a dar pane da mangiare.” Ma a stare bene. “Si a stare bene e poi, dopo, a continuare a fare il proprio lavoro con più gioia e con una nuova consapevolezza della fatica. Perchè se saprai sopportare la fatica ed avrai costanza in una cosa inutile come la corsa come potrai poi non averne nelle cose importanti della vita?” Costanza, leggerezza, danza, fatica buona.

Così corremmo, io e Matteo, fino all’arrivo della sua gara. Arrivò primo quel giorno ma sopratutto mi insegnò a correre. Facemmo assieme una cosa inutile, ma come ci fece stare bene quella cosa inutile.

Ora è parecchio tempo che vado su e giù e le mie amiche hanno imparato a chiamarmi per nome e le nuvole a pensare a me quando sono lontana. Irrigo la terra, do il seme al seminatore e il pane da mangiare all’uomo. Ma sopratutto non ho più smesso di rimbalzare inutilmente. Matteo invece non lo vidi più da quel giorno ma ogni volta che cado su qualche cappello mi metto subito a raccontare la mia storia, gli racconto di Matteo e gli insegno a correre. Gli insegno a stare bene.

Perchè io rimbalzo anche se non serve a niente.

Perchè io non sono più semplicemente pioggia.

Io sono Goccia

1 novembre 2018 – ROMENTINO (NO) – Halloween Run for Kenya, la gara organizzata da Nonnoboi  Associazione per i bimbi dell’orfanotrofio di Kakamega

UOMINI: 1° Matteo Raimondi, 2° Andrea Perinato, 3° Silvio Gambetta

DONNE: 1° Loredana Ferrara 2° Elena Soffia

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