La leggenda della Balena di Brinzio – Piede d’Oro 2018

Me l’aveva raccontato un vecchio dall’occhio di vetro e dal bastone nodoso trovato per caso in uno dei miei allenamenti sulle montagne attorno al Campo dei Fiori. Era la storia della Balena del lago di Brinzio. “Ti diranno che fu un tronco, un grosso tronco tirato a riva dopo la tempesta. Bah! Invenzione delle autorità del tempo. E tutti a dire sì con la testa, a dire che era un tronco di castagno galleggiante sul lago e che i boscaioli che l’avevano vista per primi erano ubriachi di paura e fradici di pioggia. Invenzione. Si,  tutte invenzioni. Perchè quella balena io l’ho vista con questo mio occhio buono.

Un passo, un altro passo, un altro passo ancora. Sasso, salta, ancora sasso, erba. Ero impegnato a correre il più velocemente possibile sul sentiero che dalla Mottarossa riportava verso Brinzio concentrato su dove mettere i piedi. Il 4° km di gara se ne stava andando e io mi trovavo in 4° posizione. Nel primo tratto di asfalto avevo perso il treno di Bollini e Proserpio e anche Paolo Beria si era avvantaggiato di qualche metro. Avevo deciso la mattina stessa di venire a correre alla tappa del Piede d’Oro ed il caldo e le montagne attorno mi rendevano felice e voglioso di far fatica.

Sasso, sterrato, sasso, salta il ramoscello, curva, ciottoli, bastone nodoso, sasso… bastone nodoso?!? Di colpo mi distraggo dalla corsa e con la coda dell’occhio guardo indietro. Sul sentiero c’era proprio un bastone nodoso. Il vecchio della leggenda!!  Mi guardai attorno. Sulla destra il lago del Brinzio lambiva il sentiero. Sasso, erba, ancora sasso… ma non riuscivo più a concentrarmi bene. L’occhio continuava a guardare la sponda del lago. Era proprio il bastone nodoso quello. Lo avevo riconosciuto dall’impugnatura a forma di grossa balena.

Sasso, pozzanghera, ciottoli da saltare… Dai Matteo basta guardare il lago! Una grossa nuvola si rispecchiava nelle sue acque. Che sia quella la balena? Basta! Sasso, saltare la buca, terra battuta. Da dietro i passi si stavano riavvicinando. Basta distrarmi se no Fernando Coltro o Ravelli mi riprenderanno. Ma i passi erano sempre più vicini. Uno sguardo veloce dietro e… l’occhio di vetro…

Con velocità fulminea il vecchio mi raggiunse affiancandomi. In mano stringeva il suo bastone nodoso e l’occhio buono era infossato tra le rughe. “Invenzione fu quella del grande tronco di castagno. Io c’ero“, disse e l’occhio di vetro brillava nel sole. Non seppi dire una sola parola se non guardarlo mentre correvamo uno di fianco all’altro e quello che faceva fatica tra i due ero io. Raggiunto il culmine del lago il vecchio si fermò di scatto. “Oltre non è più mio dominio.” E mentre io proseguivo sulla salita sterrata lo vidi immergersi nel lago come se scendesse lungo una scalinata sommersa. Le acque s’incresparono per un istante e sembro quasi che… “Invenzioni, tutte invenzioni” sentii gridare un’ultima volta.

Sasso, salita, fatica, ancora sasso, ciottoli, tanti ciottoli, erba. Passo, passo, ancora passo e le sagome di Beria e di Bollini che si avvicinavano

CLASSIFICA:

UOMINI: 1° Paolo Proserpio, 2° Giuseppe Bollini, 3° Matteo Raimondi, 4° Paolo Beria, 5° Daniele Ravelli, 6° Fernando Coltro

DONNE: 1° Marta Dani, 2° Elena Soffia, 3° Loredana Strozzi, 4° Sofia Barbera, 5° Chiara Naso

Articoli di PlayBeppe, Varese News e Omar Spoti

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