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Mi hanno lasciato in mutande… o quasi

p1703894791-o257249290-5Beh, ad essere sinceri non posso dire che mi hanno lasciato in mutande dal momento che quando ho aperto la macchina una maglietta di cambio era ancora presente. In effetti quella maglietta era l’unica cosa rimasta. Il resto se lo erano portati via compreso il vetro della macchina. Ma da una parte sono stati gentili. Forse sapevano che tornati dall’allenamento si è sudati ed è bene cambiarsi. Come tutti gli uomini avranno avuto anche loro una nonna che gli gridava dalla ringhiera: “Hai messo la maglietta della salute che se no ti ammali?” Quelli delle nonne sono insegnamenti che rimangono nel cuore anche dei più incorreggibili teppistelli.

Fatto sta che per due giorni sono rimasto nell’anonimato più totale. Niente telefono, nessun documenti, niente soldi, niente bancomat, niente piumino. Perfino i chiodi infangati e la canotta palzola si son portati via. E quell’aria fresca che irrompeva dal finestrino mentre da uomo libero mulinavo nel mio tour turistico-burocratico. “Chi sei?” Sono io. “Si identifichi per favore! Favorisca un documento!” Non ti basta la mia presenza? “Lei non esiste“. Si praticamente non esistevo… e stavo di un bene! Irreperibile ed invisibile.

Ma anche il tour burocratico ha il suo divertimento. Senza questo non puoi fare quello, senza quello non puoi fare questo. Quindi avanti indietro in un tetris di carabinieri-comune-banca-carabinieri-comune-agenzia delle entrate-banca-vodafone-carabinieri-assicurazione-motorizzazione-carabinieri-telefonia-myglass-ecc

Perfino la medaglia del terzo posto alla Cinque Mulini che avevo lasciato nella sacca si son portati via. Può darsi che ci stia giocando ora qualche scoiattolo nei bosco delle Balzarine di Fagnano dove avevo lasciato la macchina quando me l’avevano aperta mentre mi allenavo. Ero arrivato 9° nella gara Master (quella dei vecchietti) e terzo di categoria (classifica). Ma più che altro ero contento per aver migliorato un pochino ancora. Certo, nel primo giro tenevo a tiro Vasi ed il gruppo dei primi sperando di restare su quel treno fino all’arrivo. Ma nel secondo giro mi sono un po’ appesantito perdendo terreno e facendomi infilare in volata da due atleti nello stadio del cross di San Vittore Olona dove la Cinque Mulini tornava dopo tanti anni di assenza.

Quello stadio mi ricordava gli anni passati quando avevo iniziato a correre. Vederlo mi ha ridato voglia di impegnarmi di nuovo. Perchè ad invecchiare è la passione, non il fisico.

Lo diceva anche la nonna dell’amico che si è portato via la mia sacca piena di vestiti da corsa. “Si invecchia quando ci si dimentica di essere stati bambini“. Quando ci si stupiva per le piccole cose, quando si cadeva per imparare a camminare, quando si diceva Mamma se da soli non ce la si faceva. Si invecchia quando si dimentica di averlo già fatto e di poterlo rifare. Si invecchia quando si zittisce la nostalgia segreta di Dio che tormenta anche i cuori dei più incalliti miscredenti. Si invecchia quando un sogno non è più realtà.

Fatto sta che mi hanno lasciato in mutande o quasi. Ma non ero forse così anche quando fui nato? Nudo e felice.

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