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A volte capita che anche sugli uomini nevichi

http://www.dreamstime.com/-image3604722L’uomo si fermò la dove la strada scompariva. Titubante si guardò attorno ma ovunque si posasse il suo sguardo non c’era altro che una bianca distesa di neve. Tentennò per un attimo, quasi volesse provarci ma poi sospirando si volse indietro lungo quel breve tratto di nero asfalto che aveva appena percorso. Ed era così breve quel nero tratto d’asfalto…

Non c’è bisogno di una strada“, disse una voce da bimbo. L’uomo quasi trasalì e voltandosi vide un bambino sulla decina d’anni starsene tranquillo nella bianca distesa. Era tutto preso a modellare un pupazzo di neve ma c’era qualcosa che non andava nella sua opera, che non lo convinceva. “Il tuo guanto“, disse il bambino senza distogliere lo sguardo dal pupazzo di neve.

L’uomo si stava ancora chiedendo da dove fosse spuntata quella visione quando il bambino ripetè ancora: “Il tuo guanto!” E voltandosi posò i suoi occhi cielo sull’uomo. “Per farci il naso, si capisce“, dovette spiegare infastidito davanti all’incertezza dell’uomo. Bisogna sempre spiegare tutto ai grandi pensò il bambino.

Il mio… o si certo…” L’uomo ancora frastornato si sfilò dalla mano il guanto e allungò il braccio per darlo al bambino. Ma lui non si mosse e sorrideva all’adulto nel mezzo di quella bianca distesa. L’uomo tentennò ma poi provò a muovere un passo. Il piede sprofondò nella neve fino a metà tibia e rabbrividendò ritrasse la gamba. “Il mio pupazzo neccessita di soffiarsi il naso“, esclamò il bambino seccato dalla paura che a volte possono avere i grandi. “Ma come può soffiarselo se non ci ha un naso?”

Il ragionamento non faceva una piega. “Al diavolo!” si disse l’uomo e con pochi passi raggiunse il bimbo nella neve. Era dannatamente fredda. Con ancora un po’ di incertezza porse il guanto al bambino che lo fece diventare il naso del pupazzo. “Ti ringrazia“, gli disse il bimbo. “Era tutta la mattina che lo desiderava“.

L’uomo sorrise ma non disse nulla. Con un cenno del capo salutò il bambino ed il pupazzo e con fare goffo prese a tornare verso l’asfalto cercando di mettere i piedi nelle impronte che aveva da poco lasciato. I suoi piedi erano già fradici e non vedeva l’ora di togliersi calze e scarpe e farsi un bagno cald…

Corriamo?” chiese il bambino. L’uomo si fermo con un piede ancora a mezz’aria e col pensiero dell’acqua bollente nella testa. Ma cosa ho fatto di male oggi per meritarmi tutto questo? pensò tra se. Rimise il piede nella neve, si voltò e sconsolato indicò l’asfalto. “Su, se dobbiamo, andiamo!”

Ma sciocchino non da quella parte!” A l’uomo non fece piacere essere chiamato così da un bambino che aveva si e no la metà della metà dei suoi anni ma non ribattè su quella questione. “Se non sulla strada dove allora?”

Per di qua“. E seguendo le braccine del bambino che spaziavano attorno l’uomo non vide altro che una bianca distesa innevata. Ma bisogna sempre aver tanta pazienza coi grandi e questo il bambino lo sapeva e quindi spiegò. “Per correre non c’è mai stato bisogno di una strada, di una pista, di un sentiero. La via da seguire sono i passo che devi ancora fare. Tutto il resto sono più che altro tracce per orientarsi, bussole per non smarrirsi. Ma la vera via da seguire è quella che nasce dalla libertà dei tuoi passi, dalla fantasia del tuo cuore. Guarda davanti a te. Hai una tela bianca. Dipingiamola assieme!” Ed il bambino prese per mano l’uomo e assieme iniziarono a crearsi la loro opera d’arte.

E attraversarono prati, saltarono steccati, zigzagarono tra gli alberi dei boschi, salirono e scesero per le colline, si tuffarono dalle cime, seguirono le orme degli animali fin dentro le loro tane. Non c’era posto in cui non si poteva andare e non c’era angolo del quadro dove non si potesse dipingere. E la neve schizzava davanti ai loro piedi, soffice. E tutto il paesaggio era così dolce, ondulato.

Sai“, disse ad un tratto il bambino che aveva le gote rosse dalla fatica della corsa, ma gote felici. “A volte capita che anche sugli uomini nevichi“.

In che senso?” chiese l’uomo anche lui un po’ affaticato dalla corsa ma felice del tiepido sole che si specchiava sulla neve.

La neve copre tante imperfezioni, ammorbidisce le spigolature. C’è chi è capace di vedere gli altri come attraverso la neve. Sa che in ogni uomo ci sono difetti e ci sono pregi, lo sa perchè li ha conosciuti e perchè lui stesso è consapevole di averli. Ma fa nevicare sopra di essi, leviga le spigolature del carattere, rende soffici i difetti, fa risplendere i pregi come il sole sulla neve. E non ha paura di attraversarne le bianche distese, di saltarne gli steccati, di rincorrerne le tracce fin dentro la tana delle loro anime. E lascia le sue impronte, non passa inosservato, ma sono impronte discrete che si possono seguire come pure cancellare. Libertà del padrone del quadro.

Ma non vedendo quello che c’è sotto non c’è il rischio di prendersi una storta?” provò a contraddirlo l’uomo.

Certo, c’è il rischio e si vive coi piedi bagnati. Ma le calze si possono sempre cambiare, i piedi asciugare e le storte guariscono.

L’uomo sorrise. “Ne sai tante bambino.”

Più che saperne io le vivo. E’ questo il segreto, Matteo.

Io mi voltai a sentirmi chiamare per nome ma del bambino non c’era più traccia. Solo una lunga striscia di piccole impronte accanto alle mie che si interrompevano bruscamente alcuni metri dietro di me. Mi fermai nel bel mezzo di quella distesa innevata. Deve aver continuato la sua via verso il cielo mettendo un piede davanti all’altro in volo. Sorrisi e ripresi a disegnare la mia via.

A volte dare un naso ad un pupazzo di neve può farti capire tante cose.

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3 Risposte a “A volte capita che anche sugli uomini nevichi”

  1. Davvero bello, la prima parte mi ricordava tanto un libro pieno di significati!
    La seconda invece, letta dopo il mio “perdermi” in allenamento di ieri. o meglio ho seguito l’istinto, ho percorso strade nuove e sconosciuto mosso solo dalla passione e la voglia di correre!!!
    Grandissimo, come sempre. complimenti
    A presto
    ciao

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