Il canto del merlo

Non ho memoria dell’ultima volta che sono uscito a correre. Forse un mese fa, forse due. Non sono stato bene e sinceramente non so neppure se ora lo sono, guarito intendo. Ma c’è un merlo nel mio giardino e canta al tramonto.

Mi avvicino alle scarpe d’allenamento gettate in una angolo della casa là dove le avevo lasciate l’ultima volta. Parlottano tra loro e vedendomi avvicinare hanno quasi un sussulto. Non sono certo strafottenti come quelle da gara (per chi non le conosce ancora legga QUA) ma hanno anche loro un bel caratterino specialmente la destra. Mi sento un po’ in imbarazzo avendole abbandonate da così tanto tempo senza nessuna spiegazione.

Emh...” provo a iniziare per rompere il ghiaccio ma vengo subito sovrastato. Dove sei stato? DOVE CAZZO SEI STATO!?” mi grida la destra mentre la sinistra, più umana nell’esternare i suoi sentimenti, balbetta “Oh Matteo quanto ci sei mancat...”

Quanto ci sei mancato un paio di suole!!” La zittisce la destra. “Ed ora non vorrai venir qui di punto in bianco bello bello e chiederci di uscire!?” Cerco di rispondere di sì ma subito mi urla dietro. “E io invece non ne tengo voglia caro il mio atletino tutto ammalato lui!” La sinistra intanto, paonazza in tutta la tomaia, cerca di calmarlo spostando lo sguardo sconcertato dal suo compagno a me.  “Oh se mi girano le stringhe! Mi girano talmente tanto che si stanno allacciando da sole, guarda un po’ te!”

Io provo a chiedere scusa per averle dimenticate in un angolo ma è dura farla ragionare, la destra. E dall’altra parte della casa sento le scarpette da gara che urlano “Andale Andale! Prendi noi amigo, prendi noi!” E parte la litigata tra le due paia. Ma intanto fuori il merlo continua a cantare.

Ora indosso una maglietta, un paio di calzoncini e l’emozione inizia a salire. Ed è come un sottofondo lo starnazzare delle mie scarpe d’allenamento che ora si sono calmate e che non hanno avuto la pazienza di riversarmi addosso tutti i pettegolezzi che non hanno potuto dirmi in questi mesi. Ma per me c’è solo il canto del merlo che ascolto mentre allungo i muscoli delle gambe e non ricordo l’ultima volta che l’ho fatto. Deglutisco e sento la gola ancora infiammata. Le mie tonsille: il mio punto debole che ogni 3-4 mesi mi bloccano. Accarezzo l’orologio. “Anche te ho lasciato da parte per così tanto tempo”. Ma lui non parla, l’orologio. Conta e scandisce il tempo, imperterrito di ciò che nel tempo vive.

Il tapis roulant inizia a scorrere ed io inizio a camminare. Fuori ho ancora paura ad uscire ma presto ritornerò ad immergermi nell’aria, nella pioggia, tornerò a solcare strade, sentieri, montagne. Aumento la velocità… 8km/h. Con stupore ricordo ancora come si fa a correre. E già son felice. Le braccia che oscillano, le gambe che rullano. Alzo gli occhi e fuori ancora il canto del merlo al tramonto, tra gli alberi. Lo vedo, lo osservo. Potrei starci ore ad ascoltarlo, nel silenzio. E’ da quando son piccolo che mi perdo in questo canto… 9km/h

Ed oltre al corpo si desta anche l’anima. La sento dentro che si dischiude al canto del merlo. Ed io a guardarlo questo merlo mentre le gambe ormai han preso ad andare da sole. Ma faccio fatica. Negli anni ho abituato il mio corpo ad una quotidiana sofferenza e la mancanza di questa ultimamente lo deve aver svalvolato… 10km/h

Le scarpe sbuffano anche se la destra non vuol darlo a vedere e fiera cerca sempre di sopravanzare la sinistra. Ma i suoi continui e furtivi sguardi alla compagna non mi sfuggono. Alzo gli occhi e riprendo ad osservare fuori, ad osservare la sorgente di quel canto.

Ma a chi canti portatore di primavera? Forse al tuo Creatore? Lo vedi dunque per esser così lieto? E tu, anima mia appena destata, a che pensi così mesta? Hai forse scordato le mani da cui sei stata plasmata? E’ questo che ti turba nel tuo risveglio? Umiliata da un semplice merlo che ricorda suo padre e tu, anima mia, non ne hai memoria! Eppure dalla stessa fonte sei venuta. Forse il mondo ti ha così tanto impigrita da non riuscire più a trovare le tue radici? Sembri un profugo stordito da tanto chiasso che carico di pesi non trova più la sua casa e vaghi, senza meta… 12km/h

E la sento respira la mia anima, anche lei affannata come me, come le mie scarpe. Solo l’orologio scandisce il tempo senza rimorsi, senza rimpianti, senza speranze.

Lo senti anche te Matteo il profumo della primavera?” mi chiede la sinistra tra un ansimo l’altro. “Quand’è che ci riporti fuori tra i prati, tra i boschi?” Mi mancano le corse sui sentieri di montagna e provo ad immaginarmi lassù nel conquistare una vetta. Mi vedo attraversare prati, campi, boschi. Ma ci sono tanti rami nei mie sogni e non riesco più a correre, non riesco a passare. Apro gli occhi e continuo a parlare con l’anima mia. Sei come quest’albero del giardino sui cui rami canta leggero il merlo? Troppi rami ingarbugliati attorno al cuore. Non era forse ben potato quel tronco sulla cima del monte? Nudo come Colui che vi avevano appeso? Si, anima mia, neppure del tuo Salvatore hai ricordi… 13km/h

Ed il petto rimbalza, il sangue pulsa, il sudore scorre. Ritmico è il battito dei piedi, del cuore. Una sana stanchezza ritempra il fisico e sembra anche l’anima averne giovamento. Pian piano ricorda e ne ha nostalgia… 14km/h

Ma bisogna aver pazienza, molta pazienza. I polmoni tuonano, le gambe traballano. Rallento, trotterello, cammino. Avrò corso 15′-20′ al massimo eppure mi è sembrato una vita. Dalla finestra vedo il merlo alzarsi in volo portandosi via la sua lode. Sto meglio. Si, sto decisamente meglio. La sinistra sorride. La destra ansima guardandomi. Non lo ammetterà mai ma penso che sia felice.

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15 commenti su “Il canto del merlo

  1. pimpe il said:

    ti aspetto sul lago , quando vuoi che ci facciamo un giro assieme.. ma vai piano pero’… !! :-)))
    poi ti fermi a cena che la gola te la disinfetto io con un dolcetto d’alba terapeutico …. :-)))

  2. primavera… la natura si risveglia… si ritorna a vivere… si ritorna a correre 🙂

  3. Silvia il said:

    Un racconto fantastico uno dei più belli. In poco tempo ritornerai il campione 🙂

  4. Elena il said:

    Bellissimo racconto Matteo e in bocca al lupo per un rapido recupero :-)!

  5. Marco il said:

    E’ tornato!!!!!! Ora si lotterà solo per le posizioni di rincalzo… 🙂

  6. Matteo Raimondi il said:

    Ihihih… Grazie a tutti 🙂 Oggi son già uscito, una mezzoretta di corsa in canotta al sole 😛

  7. paolo proserpio il said:

    vai piano teo…oh ti aspetto x gli allenamenti che dobbiamo fare x le corse in montagna

  8. Giulia il said:

    Te lo ribadisco Teo: TU AL DECATHLON SEI SPRECATO! Potresti fare tutto quello che vuoi perchè tutto quello che tocchi diventa oro! Pensaci

  9. matteoraimondi il said:

    Paolo mi sa che ci metterò un mesetto prima di riuscire a tornare ad allenarmi in montagna… Son 3 giorni che corricchio ma faccio fatica a respirare e mi fa male ovunque…

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