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Mar 28
Non so ancora dire “correre”, ma…
Posted by matteoraimondi in Racconti on 03 28th, 2017| icon32 Comments »

Zio Teo, io sono pronto!

E’ un problema se non so ancora dire “correre”? Ma so già farlo sai. Devi vedere come vado veloce da qui a là. E poi da là fino a qui. Vuoi vedere?

In effetti non so neppure dire “camminare” ma ho imparato a farlo da qualche tempo. Non so bene in che giorno perché non me li hanno ancora spiegati. Però so mettere un dito nel naso. Quello me lo hai insegnato tu. Vuoi vedere?

Ora che ci penso non so neppure dire “pappa” eppure quanto mangio lo sa il mio pancione qua sotto. Lo schiaccio e rido. Quello l’ho imparato da solo. A ridere intendo. Anche “ridere” non lo so ancora dire ma lo so fare. Vuoi vedere?

Oggi la zia Nina mi ha fatto le bolle di sapone sul balcone. Poi scoppiavano. Mi diverto tanto a guardarle. Ne ho rincorsa una per far vedere anche alla zia Nina che so correre ma patapum sono inciampato e mi sono ritrovato con le manine per terra. Volevo piangere e chiamare la mamma ma poi mi son ricordato che da piccolino ero sempre a gattoni. Andavo avanti e indietro su ginocchia e manine. E ho pensato che se avevo imparato ad alzarmi già allora che non sapevo neppure di poterlo fare, allora avrei potuto farlo anche ora che so di averlo già fatto. Non è difficile sai. A noi bambini viene facile. E’ a voi grandi che sembra tutto così complicato. Forse perchè avete dimenticato a gattonare. Ho fatto forza sulle manine, poi sui piedini e un poco barcollando mi son rimesso in piedi. Tatààà

Beh si, le manine sporche di terra le ho pulite nella maglietta, ma non questa. Questa me l’ha messa la mamma prima. Perché ormai sono grandicello e anche se non so ancora dire “correre” ho imparato a farlo. Me lo ha insegnato a fare la mamma. Si metteva li e apriva le braccine. E io a corrergli incontro gridando “Mammà, mammà”.

Perché questo si che lo so già dire. “Mammà, mammà”

Mar 19
Incontri inaspettati
Posted by matteoraimondi in Racconti on 03 19th, 2017| icon33 Comments »

Fiori Monte MinisfreddoUna volta mi sedevo qui e calpestando la tastiera raccontavo la gara che avevo corso la mattina. Da sotto il tavolo le scarpette gridavano ancora isteriche per l’adrenalina mentre i due gnomi da camera non la smettevano di saltare davanti allo schermo in una sfida senza regole tra chi la faceva più puzzolente.

Da allora non è cambiato poi così tanto tranne il fatto che le scarpette ora urlano un po’ meno e non avendo nessun avversario con cui prendersela, si accontentano di darsele tra di loro. Ma in fondo sono buone e manca anche a loro l’adrenalina dello sparo.

Per quanto riguarda gli gnomi e i loro problemi di stomaco non è purtroppo cambiato nulla. Sfiatano alla grande nonostante io non scriva più quelle storielle assurde sulle corse a cui partecipavo. Devo pensare ad un dietologo serio… o a un esorcista (che è meglio).

Nel frattempo però ho ripreso a correre. Certo, la mia autonomia è ancora di mezzoretta a causa di una nuova e fastidiosa fascite che non vuol passare, ma presto l’autonomia aumenterà e io riprenderò a gareggiare. C’è di buono però che ho ripreso a camminare in montagna. Mi ci ha portato per la prima volta un elfo amico dei miei due gnomi da camera e mi ha abbandonato là, sui sentieri, gridandomi “arrangiati!” E io mi sono arrangiato. Da allora provo un senso di libertà selvaggio e vago per boschi e cime sconosciute alla scoperta di nuovi sentieri.

Tracce di animali, solchi di avventurieri solitari passati chissà quando, ruderi di due o tre generazioni passate. Queste sono le mie nuove autostrade e mi tuffo ansioso di sapere dove andrà a finire, o meglio come andrà a finire. A volte mi sento un ragno che unisce il perimetro dei grossi sentieri su cui ero abituato a correre (e ne avevo percorsi a centinaia) con piccole funi perse nei boschi.  Avendo poi fatto il geologo ho il vantaggio di saper leggere facilmente le curve di livello creandomi nella mente una proiezione tridimensionale di quello che incontrerò. Ma il bello viene dopo, quando su questa proiezione si apre un mondo sconosciuto e reale. Un mondo pieno di piccoli e continui incontri inaspettati.

Gen 26
Ricorderò ancora?
Posted by matteoraimondi in Racconti on 01 26th, 2017| icon38 Comments »

Ricorderò ancora come si fa a correre? Sono due mesi e mezzo che non corro, era metà novembre.

Beh, fermo proprio del tutto non lo sono stato, ogni tanto riprovavo. Due, tre, quattro minuti, giusto il tempo di farmi gridare dietro dal tendine d’Achille e io giù a testa bassa a trascinarmi con la coda tra le gambe verso casa.

Il problema però è che mi sto scordando l’odore del sudore sulla pelle. Non ricordo più cosa siano i muscoli induriti dei polpacci. L’aria fredda di montagna. I dolori al collo nelle discese. Non ricordo neppure quell’istante di solitudine in gara, quando neanche l’apripista in bici è lì davanti, quando tutto il corpo lavora al limite, armonico, e la mente vaga saltando da un mondo all’altro rincorrendo ogni volta una storia diversa. Mi estraniavo e mi limitavo a seguirne la scia curioso di saperne la fine.

Ma stanno svanendo. Stanno svanendo come i sogni che la corsa mi sa dare. E’ di questi che ho veramente nostalgia. Dei sogni legati alla corsa. Certo, ce ne sono tanti altri legati alla vita ma quelli della corsa hanno un profumo speciale. Hanno odore di erba secca, sanno di montagne solitarie, di soli al tramonto. Sono le mie avventure.

Io se voglio scalare una montagna lo voglio fare di corsa. Se voglio competere, lo voglio fare di corsa. Se voglio cercare solitudine lo voglio fare di corsa. Se voglio incontrare un amico lo voglio fare di corsa.

Eppure a volte capita che una parte del mio corpo diventi geloso dei miei sogni. E fa di tutto per ributtarli di nuovo nel cassetto. E poi ride pensando di averla vinta lui.

Ridi ridi, tendine mio. Ma intanto la chiave del cassetto ce l’ho qui, stretta nella mano, io

Nov 21
Camminando in una domenica senza tempo
Posted by matteoraimondi in Racconti on 11 21st, 2016| icon3No Comments »

passeroLa pioggia arrivò nel punto più lontano e con essa il buio. Non so da quanto ero fuori avendo lasciato a casa l’orologio. Sinceramente non ricordavo neppure di essere uscito di casa. Alzai il cappuccio, girai su me stesso ed incominciai a cantare sottovoce.

La mattina, al suono della sveglia, avevo fatto il conto dei dolori. Quando superarono il numero delle dita decisi di non gareggiare. Quando superarono il numero dei miei pensieri decisi di non allenarmi del tutto tanto più che da fuori la nebbia bussava insistentemente alle finestre. Per oggi avrei riposato mi dissi. Avrei lasciato a muscoli e tendini il tempo per rigenerarsi.

Per oggi meglio nutrire gli occhi, lasciargli gustare lentamente i dettagli. Infilai le mani in tasca ed uscii a camminare tra la nebbia. Non avendo una meta lasciai ai piedi la direzione da seguire. E non passò molto tempo che lasciai anche ai pensieri libertà di movimento. E mentre i piedi mi portavano sempre più lontano in una domenica senza tempo anche i pensieri salivano e scendevano arrampicandosi tra alti monti e ruzzolando fin giù, nelle profondità delle valli.

Poi gli occhi mi richiamarono un attimo al presente. Due passeri si erano appoggiati su un ramo troppo fragile. A breve si sarebbe spezzato sotto il loro peso. E se ne resero conto subito. Il passero di destra spalancò gli occhi. Gli si poteva leggere il terrore negli occhi per la caduta inevitabile. Spostai allora lo sguardo sul passero di sinistra… stava… stava cantando. Era sereno e cantava.

Una goccia mi cadde sulla fronte. Poi un’altra ancora. Poi ancora un’altra. La pioggia mi raggiunse nel punto più lontano da casa. E con essa il buio. Ma restai ancora un attimo a guardare i due passeri ed il ramo che a breve si sarebbe spezzato. Perchè canta e l’altro no? Poi guardai meglio e capii. Alzai il cappuccio, girai su me stesso e tornando verso casa incominciai a cantare sottovoce.

Le ali! Canta perchè sa di avere le ali!

Nov 9
Le nostre avventure quotidiane
Posted by matteoraimondi in Racconti on 11 9th, 2016| icon34 Comments »

notte-nel-bosco-occhiSiamo come bambini noi runners. Ci basta veramente poco per crearci la nostra avventura quotidiana. Una mezza luna in cielo, un sentierino nella notte, la nebbia tra le gambe. E il dopolavoro si trasforma in un mondo misterioso da attraversare con le scarpette ai piedi.

Questa sera ad esempio c’era un gatto nero fuori dalla casa stregata sotto il ponte di Cairate. Stava giocando a poker con due conigli dalla coda bianca. Passando di corsa ne sbirciai le carte al chiarore di luna. Quattro assi nella mano del gatto annunciavano una rissa. Io mi allontanai veloce. Sul banco giacevano già due assi giocati dai conigli…

Più avanti il sentierino buio serpeggiava tra i tronchi scuri del bosco. Ne seguivo l’andamento solo grazie al blando chiarore delle foglie cadute a terra. Un tappeto srotolato lì per chissà quale re. Io intanto ne sfruttavo la scia sperando di non essere arrestato per vagabondaggio da qualche guardia reale. E’ per questo forse che non porto la pila frontale. Meglio l’oscurità anche se l’andatura ne risente un poco. Ma non è di quella che bisogna preoccuparsi. Sono piuttosto i sorrisi da temere. Quelli che possono spuntare da un momento all’altro dietro ogni albero. Quelli che ti offrono un palloncino. Quelli dei pagliacci notturni.

Meglio affrettare il passo anche se tra i vari bivi su e giù perdo l’orientamento. Qui tutto è buio e sinistro. Gli occhi di gufo si accendono e spengono come un faro. Seguirò quella direzione. Una nebbiolina sale dalla terra umida. Mi tocca scalciarla ad ogni passo creando piccoli vortici irregolari. Chissà quale magia stanno creando là sotto. Deve essere qualcosa di potente dal momento che le mie gambe riprendono vigore. Aumento il passo, spunto fuori da un bosco, attraverso un campo arato con la palta fin sopra le caviglie e mi rituffo in un altro bosco. Lassù tra le foglie nere si intravvedono le luci di una cittadella. Un campanile rintocca sette volte. Forse è Fagnano. Se così fosse qui dovrebbe esserci una sbarra di ferr…ahiaaa! Oih oih… Si quello è Fagnano. Lo dicono le mie tibie…

I punti di riferimenti ritornano a farsi vedere. La strada si allarga. Qualche luce illumina i miei piedi. L’avventura staRugiada per finire. Per questa sera può anche bastare. Nella tasca ho ancora i diamanti raccolti due giorni fa tra l’erba dell’Olona. Anche quella era un’avventura di noi bambini. Lì non avevo corso. Avevo camminato con ancora le gambe stanche dalla gara del giorno prima. Ero andato a Serravalle Sesia (VC) per correre l’Ammazzainverno. Un’altra avventura dove ero giunto 4° dietro Gugliemetti, Gattoni e Finesso in una corsa che sembrava più da montagnini che da stradisti. Ma ormai son passate troppe avventure per raccontarla. Guardo uno di questi diamanti. E’ blu come il cielo d’estate. La chiamano rugiada ma se ci guardi dentro ci vive un mondo tutto suo. C’è un intero esercito che sta marciando oltre quelle mura. Forse domani correrò lì. O forse no.

Sta di fatto che alla radio hanno detto che questo inverno nevicherà abbondantemente. Nevicherà! Avete capito? Ma vi potete anche solo immaginare quante avventure si potranno creare nei nostri dopolavori quotidiani?

Ago 30
Si ricomincia
Posted by matteoraimondi in Racconti on 08 30th, 2016| icon33 Comments »

runnersNon ho idea di quante volte ho ripreso a correre dopo un periodo di stop per infortunio o altro. Di certo sono meno delle volte che ci sta mettendo il mio nipotino Luchino a provare a stare in piedi. Ti guarda, fa “uh uh” e parte a razzo gattonando fino a picchiare la testona sulle gambe della sedia. Poi si aggrappa, prova ad alzarsi, vacilla e caracolla a terra. Sarà la centesima volta che ci prova eppure non demorde. Altro che mille libri o gran congressi, i bimbo sono i veri maestri e fortunato chi ogni tanto ce li ha tra i piedi per casa.

Uh uh!” mi fa notare Luchino pastrugnandosi una manciata di foglie bagnate tra le dita. “E’ si hai ragione, sembra anche a me il momento ideale per ricominciare!” La terra profuma di pioggia, il cielo è macchiato di nuvole e io son già fuori con calzoncini e canotta a pastrugnarmi i piedi nelle pozzanghere.

Non correvo da una quindicina di giorni per un problemino alla schiena-spalla ed il mio fiato me lo fa notare fin da subito. Avanzo tranquillo ascoltando il cigolio di muscoli e tendini che si riattivano. Lungo la strada c’è un po di pubblico. Mi raddrizzo, aumento di poco il ritmo per poi sgonfiarmi completamente una volta girato l’angolo. Il mio fiato se la ride e scrolla la testa.

Superata la mezzora di una manciata di minuto. Per oggi può bastare e visto che il cielo promette ancora pioggia ne approfitto per buttar giù questo articolino per non lasciare il blog abbandonato. Quando tira il vento ormai sono in tanti a dirmi di vedere i covoni rotolare tra lo schermo e la tastiera 😛

Ago 19
Buon ferragosto in ritardo a tutti
Posted by matteoraimondi in Racconti on 08 19th, 2016| icon3No Comments »

Raimondi Matteo Trail RunningIl cielo è coperto per metà. Sono sul balcone col mio cumputer. In lontananza si sente una televisione sintonizzata sulle olimpiadi. L’italvolley sembra che stia vincendo il primo set da come urla il vicino. E’ l’unico rumore in giro a parte qualche rara e stanca macchina in strada. Era da tanto che non aprivo il blog ma d’estate è mia abitudine abbandonarlo. Sono troppo innamorato del sole per perderne anche solo uno spicchio. Ma oggi il cielo è coperto e poi da qualche giorno sono fermo con la schiena e la spalla bloccate. L’occasione giusta per riaprire il computer.

La posta è stracolma, più avanti risponderò. Ora sono curioso di vedere qualche gare in programma. Non da subito però, più avanti, quando riprenderò. Il bello di quando sono obbligato a stare fermo in casa è che mi ritorna la voglia di macinar chilometri, di fare gare lunghe, cosa che appena ripartirò ad allenarmi nei prossimi giorni puntualmente scomparirà. Già lo so. Ma ora ho voglia di macinar strada. E immagino.

I primi giorni di agosto però ne avevo percorsi realmente di km. Per una settimana i sentieri liguri attorno a Sestri Sestri LevanteLevante erano stati il mio passatempo preferito. Uscivo la mattina presto quando il sole già cuoceva la pelle e poi il primo pomeriggio quando a cuocere erano anche le suole delle scarpe. Ma più caldo faceva e più silenzio per i sentieri trovavo. Neppure le cavallette osavano sfregarsi le ali per non rischiare di vedersele bruciare d’improvviso e le onde là sotto sciabordavano stanche sugli scogli anneriti. E io me la sudavo fino a che la terra e la polvere non mi nascondevano alla vista il colore delle mie gambe. Solo allora tornavo giù per il meritato riposo in mare.

La settimana finì e tornato a casa speravo già di zonzolare alcuni giorni in giro per le montagne ma la mia macchina mi boicottò abbandonandomi proprio nella settimana in cui tutte le officine si erano messe d’accordo per restare chiuse assieme. “Un sabotaggio in piena regola!” sentenziò Baba che aveva già sistemato il suo gilerino pesante nello zainetto. Ma la mia brumbrum non ne volle sapere e si lasciò aggiustare solo la mattina stessa in cui riprendevo il lavoro giusto in tempo di passare tutto il ponte di ferragosto (15 compreso aimè) tra le mura del lavoro.

Buon ferragosto in ritardo a tutti!

Mar 21
Le stelle dei matti
Posted by matteoraimondi in Racconti on 03 21st, 2016| icon33 Comments »

Stelle alberi luciQuand’è l’ultima volta che hai guardato il cielo? Le stelle di notte se le osservi tra i rami degli alberi sembrano addobbi dimenticati li da qualche matto di paese. Di quelli che quando li incontri per strada sanno indicarti la via per casa con un grande sorriso. Tu li ringrazi e loro già rincorrono una nuova isola del tesoro da barattare con un po’ di senno.

Io sono due giorni che ho la schiena per metà bloccata e non riesco a correre. Avrei voluto gareggiare stamattina ma la sveglia ha continuato a suonare solo per se stessa e per i merli canterini. La sera però, dopo il lavoro, il dito di un matto mi ha indicato quegli addobbi appesi tra i rami di una betulla. Ho tastato il sacchetto del senno che avevo in vita. Era pieno  e ne ho barattato un po’ anche io.

A testa alta sono uscito a guardare al cielo. Di corsa. Un passo alla volta. Ed ogni passo era una fitta ed ogni fitta era una gioia perchè era un passo. Passo, fitta, passo, gioia. Passo, fitta, passo, gioia. Passo, fitta, passo, gioia. Un valzer tra le stelle del cielo con la luna a suonare il violino e tutti i matti a danzare assieme.

Quanto valgono 5 minuti spesi bene? Solo i matti lo sanno. Un po’ di senno in meno, un po’ di vita in più e quella via per casa rischiarata ancora

Set 29
Il ritmo delle stagioni
Posted by matteoraimondi in Racconti on 09 29th, 2015| icon35 Comments »

stagioni 3Ho preso il ritmo delle stagioni, solo giro un po’ più velocemente. Inverno, primavera, estate e autunno. Mi rinverdisco e mi spoglio a velocità sorprendente. Corro 3 settimane di fila e ne sto ferme 2. Risboccia un ramo e s’ingiallisce quello a fianco. Ma ormai ho imparato a girare e la staticità mi da le vertigini.

Se fosse buona solo l’estate che senso avrebbero le altre 3 stagioni? Eppur ci sono. Così ho imparato a giocare col freddo d’inverno, col vento d’autunno e con la pioggia di primavera.

Molti mi chiedono incontrandomi in giro o al lavoro che fine abbia fatto. “Corro“, rispondo io, semplicemente seguo il corso delle stagioni 🙂

Giu 25
La neve si stava sciogliendo
Posted by matteoraimondi in Racconti on 06 25th, 2015| icon3No Comments »

1La neve si stava sciogliendo ed il Regno dei Corvi aveva bisogno del suo ramingo che ne custodisse il silenzio. Fu mandato l’Allievo. La libertà in una mano ed un tozzo di pane nell’altra. Unico altro peso il suo zaino.

Nella bassa intanto la battaglie tra i lord proseguiva ancora più ferocemente ed i re si alternavano sui loro troni. Su di una veranda un vecchio snocciolava ricordi di Somma e Casorate tra squali, aquile, piccoli bocia appassionati e uomini mascherati.

Il Giro del Varesotto chiudeva i battenti mentre gli araldi proclamavano nuovi tornei. La conquista della Rocca di Angera, le battaglia nell’insubrica Varese, nelle terre di Novara e quelle sfide nelle calde notti Castanesi e delle Tre Esse per la conquista del regno d’Estate, una Estate Correndo.

E dovunque ti giravi ne erano piene le strade. Ogni contrada, ogni cittadella, ogni contea a radunare i suoi vecchi eroi, ad addestrare aspiranti guerrieri, a richiamare armate da ogni angolo delle terre dei Piedi Veloci. Dall’alto delle cime l’Allievo ne seguiva l’esodo, ne ammirava le gesta. Ma lo sferragliare delle armi non lo raggiungeva. Un nero corvo gracchiò all’ombra della pesante nuvola. Fra poco si sarebbe scatenato un temporale. L’allievo si alzò dal masso. Staccò un tozzo di pane dalla sua pagnotta e lo gettò al corvo. Era ora di riprendere il cammino. La strada era ancora lunga, la notte lontana e la neve continuava a sciogliersi. La pianura avrebbe ancora atteso

Mar 25
I due giudici
Posted by matteoraimondi in Racconti on 03 25th, 2015| icon32 Comments »

GiudiciAveva appena finito di piovere ed il percorso era diventato fangoso. All’arrivo due giudici sedevano su di un palco rialzato e dall’alto, seppur non visti, seguivano l’andamento della gara. Da una curva spuntò un corridore che vacillando scivolò rovinosamente nel fango, faccia in giù.

Il primo giudice sogghignando spostò un ammasso di fogli appallottolati fino a che ne trovò uno ancora bianco. Leccò la punta di una matita consumata e annoto “Atleta numero 1979: ricordarsi che è caduto

Il secondo giudice alzandosi un poco dalla sedia rimase ad osservare preoccupato il corridore per alcuni istanti. Poi rilassato tornò a sedersi. Aggiunse un nuovo foglio alla pila ordinata che aveva sul tavolo e scrisse a grandi lettere il nome proprio dell’atleta seguito da “ricordarsi che si è rialzato

Il corridore riprese la sua gara ma dopo un poco da dietro un atleta lo superò e con una spallata lo gettò di nuovo a terra. Un terzo atleta che passava di lì rallentò la sua corsa e lo risollevò. Il primo giudice paonazzo in volto gridò: “Ha barato!!! Lo hai visto!?! Imbroglioooo!! Se non ci fosse stato quell’altro…” e con veemenza lo annotò sul suo foglio. Il giudice buono compiaciuto dal bel gesto sfogliò la pila di fogli che aveva sotto il naso e trovato quello che cercava cancellò molte delle righe che aveva annotato in precedenza e prima di rimetterlo a posto aggiunse “All’arrivo dare abbondante abbuono

Il corridore infangato si diede una pulita e riprese nuovamente la sua gara ma dopo un po’ distraendosi scivolò di nuovo ruzzolando fuori dal percorso e prendendosi una gran craniata contro un paletto di sostegno. “Benedetto paletto e chi lo ha piantato!!!” apostrofò il giudice cattivo prima di annotare con cura “numero cadute: 3” calcando per benino sulle curve del tre.

Il giudice buono con la faccia tesa aspettò che il corridore ritornasse sul percorso aggrappandosi faticosamente a quei numerosi paletti che con cura lui stesso si era premurato di piantare ancora prima che iniziasse la gara. Poi scrisse “Metri in cui è caduto: 3… ma… metri in cui pur traballando è rimasto in piedi: 490“. Il tutto mentre il primo giudice ora imprecava “Maledetti paletti e chi li ha piantati!!!

Ormai inzuppato nel fango il corridore era in procinto di tagliare il traguardo. Ma la stanchezza sembrava aver preso il sopravvento. Le gambe cedettero e lui non oppose resistenza schiantandosi disteso nel fango, ad un metro dalla linea d’arrivo.

Il primo giudice, macchiato dal fango schizzato fin sul palco, balzò sul suo foglio iniziando ad inciderci con violenza “Atleta 1979 Caduto Caduto Caduto Caduto…” fino a perforare il legno sottostante. Il corridore ormai esausto sotto quella tempesta di giudizi non trovò più le forze per rialzarsi, si diede vinto e decise di rimane lì “Caduto”

Caduto…

Caduto…

Allora il giudice buono appoggiò la sua penna di lato. Si alzò. Scese dal palco. Immerse i suoi piedi nel fango fin sopra la caviglia ed incamminatosi fin sulla linea d’arrivo lì si inginocchiò. E chiamandolo per nome gli allungò la mano. “Se tu vuoi…

Feb 27
Il canto del merlo prima dell’alba
Posted by matteoraimondi in Racconti on 02 27th, 2015| icon3No Comments »

Merlo all'albaPerchè il merlo canta prima dell’alba? Questo mi sono domandato quando il suo canto mi ha svegliato sul finir della notte. Non ha una casa, non ha vestiti, non lavora, non possiede nulla. Eppure il merlo canta alla nuova giornata. Canta ancora prima che sorga il sole.

Bisognava indagarne il motivo così ne ho approfittato per uscire a corricchiare dopo alcuni giorni fermo per tonsillite. Le strade erano deserte, il merlo cantava e una civetta notturna rideva.

All’orizzonte ancora nessuna luce eppure il merlo cantava felice. La civetta mi guardò ridendo beffarda in direzione del merlo. Ma al merlo non è che importava poi così tanto. Lui continuava a cantare. Eppure non sa cosa lo aspetta, non sa se troverà le briciole per i suoi pulcini, non sa neppure se una folata di vento distruggerà il suo nido. Ma lui, il merlo, continuava a cantare felice prima ancora che sorga il sole.

Che semplicemente si fida che tutto andrà bene? Che ha speranza che il sole sorga e ne scaldi le piume? Forse, addirittura, è il suo canto a far sorgere il sole tutti i giorni ed il sole tutti i giorni sorge per il suo canto? Io intanto attraverso le strade controllando di tanto in tanto l’orizzonte. Ancora niente. Chi avrà ragione? La notte ancora buia con le sue preoccupazioni, con le sue delusioni, con la sua civetta beffarda oppure quel merlo col suo canto di speranza?

Pochi minuti ed ecco i primi albori seguiti a breve da raggi di sole. La civetta notturna vola via. Aveva ragione il merlo. Il giorno è arrivato. Non sa cosa gli serberà ma non si è abbattuto, non si è demoralizzato nella notte, non ha mollato ed ora ha un nuovo giorno da vivere. Ecco perchè il merlo canta prima dell’alba. Perchè sa già il valore di ogni singolo giorno. D’altronde il suo becco ha il colore del sole.

Dic 17
Tuttalpiù avrò sognato
Posted by matteoraimondi in Racconti on 12 17th, 2014| icon38 Comments »

sognare la corsaSono 25 giorni che ho ripreso a correre. Nonostante questo non reggo ancora i 4’30” al km e non riesco a superare i 30′ di corsa. Ma avanzo e corro tutti i giorni. Perchè se non si ha costanza in una cosa inutile come la corsa come si potrà averla nelle cose importanti della vita?

E quanto son fiero della mia mezzoretta di corsa. Un novellino che si stupisce ancora di ogni suo passo. Perchè è come se riprendessi tutto da zero. Ma badate bene, non avanzo certo a testa bassa. Io avanzo guardando fisso avanti a me. Io sogno in grande perchè all’uomo non sono certo state sussurrate parole di mediocrità. L’uomo è fatto per le altezze. Ognuno ha le sue, ognuno le deve scoprire. E non è importante il raggiungerle. L’importante è il sognarle.

E se devo sognare in una cosa inutile come è la corsa tanto vale che sogni uno di quei tre gradini che fra 2 mesi e mezzo saranno piantati nei prati di Torino e sui quale aleggerà l’inno di Mameli. Io ci provo, tuttalpiù avrò sognato… e non è poca cosa!

Mag 21
Il vasaio ed il piccolo giardiniere
Posted by matteoraimondi in Racconti on 05 21st, 2014| icon35 Comments »

Giro del varesotto pettorale 2014Samuelino sgattaiolò fuori col vaso appena aggiustato. Lo zio si era distratto e lui non aspettava altro. Corse tra le rose, afferrò il suo piccolo annaffiatoio ed iniziò a far piovere sul vaso. Ma il vaso non resse… Patatrak!!

…otto” esclamò perplesso con la manina ancora alzata a far grondare acqua ed i grossi occhioni a cercare lo zio uscito in quel momento sul balcone. “Otto vaso zio Teo… otto“. Lo zio si piegò appoggiandogli di lato l’annaffiatoio e, raccogliendo da terra i cocci, gli sorrise. “E’ normale, la colla aveva ancora bisogno di un po’ di tempo per solidificarsi. Ma non ti preoccupare, lo riaggiustiamo subito.

Raccogliendo tutti i cocci ritornò in casa ed il nipote lo seguì saltellando solo dopo però aver rinascosto l’annaffiatoio tra le rose ed essersi assicurato che fosse ancora pieno d’acqua e pronto all’uso…

Perchè è normale, e lo dico per tutti quelli che stanno riprendendo a correre dopo un infortunio e mi raccontano, è normale rifermarsi appena dopo essere ripartiti. Il corpo ha bisogno di tempo per far solidificare muscoli, articolazioni ed ossa. Di norma si carica dall’altra parte e salta sempre fuori qualcos’altro. Ma è normale ed è capitato anche a me. Dopo essere ripartito mi son fermato un’altra settimana per riprendere oggi pian piano con il “vaso” che cigola ancora.

La pazienza del vasaio da una parte… la voglia del piccolo giardiniere dall’altra. Ed io nel mezzo che nel frattempo, molto lentamente, mi farò un giro in Giro… pronto ad aver pazienza ancora al primo cigolio.

Apr 15
A te che non ci hai mai provato
Posted by matteoraimondi in Racconti on 04 15th, 2014| icon314 Comments »

Libertà corsaCapiterà che un giorno infilandoti le scarpe ne allaccerai più forte i lacci. Quel giorno l’aria profumerà di libertà e tu ne vorrai respirare. Quel giorno nulla ti sembrerà impossibile. Quel giorno tu incomincerai a correre.

Ed esagererai come tutti abbiamo fatto. Ed è un bene perchè sarà per te la prima di mille lezioni che ti regalerà la corsa: nello sport, nella vita non partire in quarta sul tuo entusiasmo per non bruciare subito energie e speranze e trovarti ad aggiungere la corsa alla tua collezione d’insuccessi. Valuta prima le tue forze e sii paziente… La pazienza, il secondo insegnamento che apprenderai. Non c’è nulla di duraturo che non sia stato costruito col cemento del tempo. Un mattone alla volta perchè ogni mattone è fondamentale se non vuoi che tutto crolli al primo scossone.

Imparerai che un corridore è un sognatore, quindi non porti limiti. Certo, devi conoscerti, devi aver pazienza, ma la tua torre non ha altezza se non quella che tu gli darai. Il corridore non soffre di vertigini.

Il corridore non ha etichette. Non importa se riuscirai a percorrere 1 km oppure 100, se correrai su un tapis roulant o per le alte vette. Tu sarai un runner se metterai un piede davanti all’altro. Tu sarai un corridore perchè ti sentirai un corridore. Tu correrai semplicemente perchè avrai voglia di farlo.

Ed imparerai la sofferenza ed il suo valore, il sacrificio ed i suoi frutti. Una grande lezione per la tua vita. E conoscendo il dolce dolore della corsa non ti sarà più indifferente quello aspro della vita che ti circonda.

Conoscerai te stesso perchè non ci sarai che tu a farti compagnia nelle lunghe ore in cui i tuoi piedi calpesteranno l’asfalto. Non c’è che silenzio e fatica per strappare via le maschere di una vita. E nudo davanti a te stesso imparerai a non giudicare. Magari non approverai ma ugualmente capirai. Perchè come l’uomo anche la corsa è contraddizione, lei che è metodo e follia, matematica e magia, forza e leggerezza, gioia e dolore, regole e libertà.

Liberta! Corri e ti sentirai libero. Ma stai attento a non fare di questa libertà la tua prigione. La corsa sia un mezzo, non il fine. Per questo è un vantaggio ed un grande dono l’infortunio. Solo venendo strappato dalla tua nuova passione potrai comprendere il valore che ne hai dato. Ed è saggia cosa saper dare il giusto valore alle cose e alle persone. Per la corsa ad esempio non vale la pena ammazzarsi quindi fermati prima di oltrepassare il limite fisico e morale. Non c’è nessuna vittoria o tempo o fama che vale la tua vita, la tua salute o la pace della tua coscienza. Anche se vincerai mille gare, anche se batterai tutti i record, a cosa ti sarà servito se lo avrai fatto nel modo sbagliato? Le vittorie si dimenticano, i record verranno battuti e di certo al termina della tua vita non sarai giudicato su quello che hai fatto ma su come lo hai fatto. Quindi corri, sogna, vinci ma fallo nel tempo e nel modo giusto, con la spensieratezza di un bambino, con la determinazione di un leone, con la consapevolezza di un filo d’erba che oggi c’è e domani non ci sarà più.

Ed imparerai a rialzarti dopo esser caduto. A ripartire dopo esserti fermato. E proverai gioia e tornerai a far girare il mondo sotto i tuoi piedi e riassaporerai la tensione del giorno prima della gara, il sapore del sudore, l’odore della libertà, la pelle scaldata dal sole, la leggerezza della fatica, la strada grande davanti a te.

Capiterà che un giorno allacciandoti le scarpe ne stringerai più forte i lacci… Si, stanne certo, capiterà! E allora sarai fottuto!

Dic 4
Bisognava far le ripetute
Posted by matteoraimondi in Racconti on 12 4th, 2013| icon35 Comments »

Running nightBisognava far le ripetute questa sera. Bisognava, si… ma siamo nel periodo invernale dove si può rimandare di giorno in giorno perchè è dolce lo stare leggermente fuori forma, il correre solo per correre, l’aspettare che qualche gara importante venga a bussare alla nostra porta presentandoci i suoi cataloghi di adrenalina.

Bisognava far le ripetute ma era solo una voce di sottofondo imbacuccata pure lei  sotto il copricollo tirato su fin sopra il naso. L’aria fredda graffiava gli occhi ed i lampioni scorrevano sempre uguali ai lati della strada. Ed è bello la sera quando il buio nasconde i rumori ed il silenzio ti fa compagnia.

Bisognava far le ripetute ma c’è il bosco ed i suoi sentieri oltre quella staccionata e nella penombra dello sterrato non se puede… E’ il bosco che ci chiama e che ci si può fare! Ma è solo una banale scusa per rimandare al domani… Eppure, senza che neppure te ne accorgi, basta una discesina sconnessa per farti aumentare il passo e far riaffiorare la nostalgia della fatica. Si, a pensarci bene non è poi così male sentirsi gonfiare i polmoni, sentir ripompare il cuore. Vuoi vedere che è il momento di  riconquistarsi la forma… ma no dai!

Eppure c’è un gatto laggiù in fondo. Se lo raggiungessi prima che si accorga della mia presenza… Abbasso gli occhi ed inizio a far scorrere questo mondo sotto l’impulso dei miei piedi. Rotola, rotola il mondo, pian piano prima e poi sempre più velocemente ma i gatti, sempre che poi sia stato un gatto, son scaltri e stavolta l’ha vinta lui. Ritorna la quiete nel mio corpo. C’è bisogno d’aria. Abbasso il copricollo. Una stella tra i rami. Ora non si vede più nascosta com’è nell’oscurità del bosco. “Forza“, penso aumentando di nuovo il ritmo. “Fino all’altra stella“. Spingendo guardo con un occhio il cielo nero e con l’altro il terreno sconnesso del bosco buio. Ma nessuna stella sembra spuntare. Che si sia rannuvolato? Quasi sto per desistere per la fatica quando eccola lampeggiare tra i rami che si aprono proprio mentre una civetta vola via disturbata dal mio ansimare.

Una luce di una casa isolata è il mio prossimo traguardo. La punto e, cascasse il mondo, non rallento fino a che non ne vengo illuminato. Poi una pianta abbattuta. Il primo rumore ascoltato. La macchina che non mi deve prendere. Il presepe fuori dalla chiesa. Continui confini al mio dolce soffrire. Giochi nella notte o fartlek come lo chiamano gli specialisti. Che sia la volta buona per ritornare in forma? E che ne so io! Per adesso ho ripreso a farmi schiaffeggiare dal vento freddo della sera. Domani si vedrà.

Mag 2
Emozioni di Corsa in Montagna – by Valerio
Posted by matteoraimondi in Racconti on 05 2nd, 2013| icon33 Comments »

Corsa in Montagna 1Le emozioni della montagna e sopratutto della corsa tra le cime sono tra le più belle che si possono provare. Per darvene un esempio ecco le sensazioni che ha provato l’amico Valerio Lunghi dell’Atletica Parabiago:

Quante volte guardando atleti che si arrampicavano su per le montagne di un trail o skyrace avete pensato: “Ma quelli sono pazzi, non lo farei mai !
Ecco, io la pensavo allo stesso modo fino a quando, come spesso succede, ho provato a correrne una e avrete gia’ capito come e’ finita. Queste righe le rivolgo a tutti coloro che ancora lo pensano e non si sono ancora iscritti alla loro prima corsa in montagna.

Perche’ farlo? Perche’ vi cambierà il modo di vivere la corsa e un po’ anche la vita.
Perche’ l’ambiente che vi circonda è straordinariamente bello, sempre vario mai annoiante ma questo e’ tutto scontato, poi pero’ ti accorgi che: quando sei sotto lo striscione d’arrivo non hai concluso una gara ma hai compiuto un’ impresa, non ti importa piu’ di tanto che tempo hai fatto, in che posizione sei arrivato, che ritmo hai tenuto, quello che conta e’ che sei giunto al termine, se sei in difficoltà chi ti corre a fianco e’ sempre pronto a tenderti una mano o ad incoraggiarti, la gente lungo il percorso ti applaude di cuore solo perche’ sei arrivato fino a li’, condividi le tue fatiche quasi sempre con vera gente di montagna che hanno un cuore e uno spirito che solo loro possiedono, gente pura, altruista, generosa, semplice e…… quanto corrono!!! Se sei sempre nelle retrovie, come me, non ti preoccupare stai gia’ godendo di un privilegio.

Poi ci sono i tuoi amici, maggiore e’ la fatica, la difficolta’, lo sforzo e maggiore e’ il legame che stringi , sai di poter contare su di loro sempre e comunque , pronti a rallentare il loro ritmo per aspettarti, a dividere con te la poca acqua rimasta nella borraccia, a porgerti i loro indumenti se hai freddo e se corrono piu’ di te, alla fine sono li’ che ti aspettano e ti tendono un “cinque” di ben arrivato.

Se non sono ancora riuscito a convincervi, fate una passeggiata con la famiglia fino all’arrivo di una gara in montagna e probabilmente presto sarete dei nostri.

Buone corse comunque, ovunque le facciate, basta che vi divertiate.
Valerio

Mar 18
Si, verrà l’estate… ma questa sera…
Posted by matteoraimondi in Racconti on 03 18th, 2013| icon34 Comments »

Neve nella notteSi, “verrà l’estate, sarà nel vento, nel fiato caldo dietro le persiane” ma per questa sera, ancora per un’ultima sera, lasciate che goda dell’estremo respiro d’inverno, lasciate che dopo un’intera giornata immerso nelle persone fugga a salutare la bianca neve di marzo.

E’ sera, anzi è notte visto che riesco ad uscire che son quasi le dieci ma badate bene non esco ad allenarmi ma esco a correre. Perchè tra allenarsi e correre c’è una bella differenza. E ve lo dice uno che poco si allena ma che sempre corre.

E l’ultima neve attraversa i lampioni in un nuovo natale. Quasi si sentono in lontananza i pastorelli andare. E nel silenzio semplicemente porto un piede davanti all’altro e lascio le mie impronte sulla via. Guardate, guardate voi genitori quanto son belle queste impronte, quanto la neve non faccia male, quanto l’aria fredda ed il vento dei giorni scorsi non feriscono i vostri figli. Lasciateli ancora un poco vivere l’aria. Semplicemente questo vi chiedo, di non addomesticarli a rinchiudersi le domeniche perchè a vederli vagabondare per corsie di cemente ho sempre un gran magone. Tutto qua!

E corro lentamente nella neve, poco, una manciata di minuti, ma minuti buoni, minuti che corro per me e per chi correre non può. E poi la saluto, la neve ed il suo inverno. Mi fermo, mi tolgo il cappello per ringraziarla e mi lascio accarezzare la faccia. Aspetto un attimo e non so dire altro che un semplicissimo “Ciao...”

Si, ciao perchè fra poco “verrà l’estate, senza avvisare...”

Feb 12
A volte capita che anche sugli uomini nevichi
Posted by matteoraimondi in Racconti on 02 12th, 2013| icon33 Comments »

http://www.dreamstime.com/-image3604722L’uomo si fermò la dove la strada scompariva. Titubante si guardò attorno ma ovunque si posasse il suo sguardo non c’era altro che una bianca distesa di neve. Tentennò per un attimo, quasi volesse provarci ma poi sospirando si volse indietro lungo quel breve tratto di nero asfalto che aveva appena percorso. Ed era così breve quel nero tratto d’asfalto…

Non c’è bisogno di una strada“, disse una voce da bimbo. L’uomo quasi trasalì e voltandosi vide un bambino sulla decina d’anni starsene tranquillo nella bianca distesa. Era tutto preso a modellare un pupazzo di neve ma c’era qualcosa che non andava nella sua opera, che non lo convinceva. “Il tuo guanto“, disse il bambino senza distogliere lo sguardo dal pupazzo di neve.

L’uomo si stava ancora chiedendo da dove fosse spuntata quella visione quando il bambino ripetè ancora: “Il tuo guanto!” E voltandosi posò i suoi occhi cielo sull’uomo. “Per farci il naso, si capisce“, dovette spiegare infastidito davanti all’incertezza dell’uomo. Bisogna sempre spiegare tutto ai grandi pensò il bambino.

Il mio… o si certo…” L’uomo ancora frastornato si sfilò dalla mano il guanto e allungò il braccio per darlo al bambino. Ma lui non si mosse e sorrideva all’adulto nel mezzo di quella bianca distesa. L’uomo tentennò ma poi provò a muovere un passo. Il piede sprofondò nella neve fino a metà tibia e rabbrividendò ritrasse la gamba. “Il mio pupazzo neccessita di soffiarsi il naso“, esclamò il bambino seccato dalla paura che a volte possono avere i grandi. “Ma come può soffiarselo se non ci ha un naso?”

Il ragionamento non faceva una piega. “Al diavolo!” si disse l’uomo e con pochi passi raggiunse il bimbo nella neve. Era dannatamente fredda. Con ancora un po’ di incertezza porse il guanto al bambino che lo fece diventare il naso del pupazzo. “Ti ringrazia“, gli disse il bimbo. “Era tutta la mattina che lo desiderava“.

L’uomo sorrise ma non disse nulla. Con un cenno del capo salutò il bambino ed il pupazzo e con fare goffo prese a tornare verso l’asfalto cercando di mettere i piedi nelle impronte che aveva da poco lasciato. I suoi piedi erano già fradici e non vedeva l’ora di togliersi calze e scarpe e farsi un bagno cald…

Corriamo?” chiese il bambino. L’uomo si fermo con un piede ancora a mezz’aria e col pensiero dell’acqua bollente nella testa. Ma cosa ho fatto di male oggi per meritarmi tutto questo? pensò tra se. Rimise il piede nella neve, si voltò e sconsolato indicò l’asfalto. “Su, se dobbiamo, andiamo!”

Ma sciocchino non da quella parte!” A l’uomo non fece piacere essere chiamato così da un bambino che aveva si e no la metà della metà dei suoi anni ma non ribattè su quella questione. “Se non sulla strada dove allora?”

Per di qua“. E seguendo le braccine del bambino che spaziavano attorno l’uomo non vide altro che una bianca distesa innevata. Ma bisogna sempre aver tanta pazienza coi grandi e questo il bambino lo sapeva e quindi spiegò. “Per correre non c’è mai stato bisogno di una strada, di una pista, di un sentiero. La via da seguire sono i passo che devi ancora fare. Tutto il resto sono più che altro tracce per orientarsi, bussole per non smarrirsi. Ma la vera via da seguire è quella che nasce dalla libertà dei tuoi passi, dalla fantasia del tuo cuore. Guarda davanti a te. Hai una tela bianca. Dipingiamola assieme!” Ed il bambino prese per mano l’uomo e assieme iniziarono a crearsi la loro opera d’arte.

E attraversarono prati, saltarono steccati, zigzagarono tra gli alberi dei boschi, salirono e scesero per le colline, si tuffarono dalle cime, seguirono le orme degli animali fin dentro le loro tane. Non c’era posto in cui non si poteva andare e non c’era angolo del quadro dove non si potesse dipingere. E la neve schizzava davanti ai loro piedi, soffice. E tutto il paesaggio era così dolce, ondulato.

Sai“, disse ad un tratto il bambino che aveva le gote rosse dalla fatica della corsa, ma gote felici. “A volte capita che anche sugli uomini nevichi“.

In che senso?” chiese l’uomo anche lui un po’ affaticato dalla corsa ma felice del tiepido sole che si specchiava sulla neve.

La neve copre tante imperfezioni, ammorbidisce le spigolature. C’è chi è capace di vedere gli altri come attraverso la neve. Sa che in ogni uomo ci sono difetti e ci sono pregi, lo sa perchè li ha conosciuti e perchè lui stesso è consapevole di averli. Ma fa nevicare sopra di essi, leviga le spigolature del carattere, rende soffici i difetti, fa risplendere i pregi come il sole sulla neve. E non ha paura di attraversarne le bianche distese, di saltarne gli steccati, di rincorrerne le tracce fin dentro la tana delle loro anime. E lascia le sue impronte, non passa inosservato, ma sono impronte discrete che si possono seguire come pure cancellare. Libertà del padrone del quadro.

Ma non vedendo quello che c’è sotto non c’è il rischio di prendersi una storta?” provò a contraddirlo l’uomo.

Certo, c’è il rischio e si vive coi piedi bagnati. Ma le calze si possono sempre cambiare, i piedi asciugare e le storte guariscono.

L’uomo sorrise. “Ne sai tante bambino.”

Più che saperne io le vivo. E’ questo il segreto, Matteo.

Io mi voltai a sentirmi chiamare per nome ma del bambino non c’era più traccia. Solo una lunga striscia di piccole impronte accanto alle mie che si interrompevano bruscamente alcuni metri dietro di me. Mi fermai nel bel mezzo di quella distesa innevata. Deve aver continuato la sua via verso il cielo mettendo un piede davanti all’altro in volo. Sorrisi e ripresi a disegnare la mia via.

A volte dare un naso ad un pupazzo di neve può farti capire tante cose.

Dic 26
Mollate gli ormeggi miei marinai
Posted by matteoraimondi in Racconti on 12 26th, 2012| icon3No Comments »

Pirata al timone 4Ca… ca… capitano“, gridò il marinaio di vedetta cadendo quasi dalla cima dell’albero maestro per la troppa foga. “Capitano, capitano, vento… ve… vento dal nord!”

Gli occhi del capitano si spalancarono come ad un colpo di cannone. Saltò giù dalla branda e prima ancora che la bottiglia di rum toccasse terra lui già troneggiava sul ponte di coperta. Il vento lo investì con tutta la sua potenza e chiudendo gli occhi si lasciò inondare dal suo odore di libertà. Ondate di ricordi, nubifragi di sogni penetrarono il suo corpo facendolo vibrare fin dentro l’anima.

Quanto tempo… quanto tempo ad aspettare. Ore, giorni, secoli a naufragare in quella maledetta quiete con la speranza smarrita alla deriva ed i sogni ancorati al porto. Ma ora tutto il suo essere veniva di nuovo sconquassato dalla tempesta. Perchè se per tutti quel vento era solo vento, per i suoi occhi erano rotte da intraprendere, avventure da vivere, terre da conquistare.

Il capitano riaprì gli occhi, raddrizzò le spalle e fiero fissò l’orizzonte. “Marinai!” chiamò e la nave s’animò. “Marinai, alzate le vele, mollate gli ormeggi. Questo è il giorno. Riprendiamoci ciò che ci appartiene!“. La nave rispose fremendo in ogni sua parte. Ed il capitano adorò quel vibrare sotto i suoi piedi. E non ebbe timore perchè il brivido di salpare superava di molto la paura d’affondare.

La rotta mio capitano“. Il capitano si guardò attorno. Era così immenso l’oceano e così piccolo il suo vascello. Ma lui era un capitano, lui era il capitano e stringendo forte  il timone guardò lontano. “Verso nord miei marinai“. Le vele cicatrizzate si gonfiarono e lo scafo ritornò a cavalcare le onde. “Ad inseguire i nostri sogni, ad inseguirli fino a quando saranno essi stessi a doverci seguire, fino a quando saranno essi stessi a dover arrancare lungo la nostra scia!”

Ritto nel suo regno tornò a sorridere. Con la mano guantata afferrò la bottiglia di rum e bevve fino a quando la gola non gli bruciò.

Mio capitano, è una lacrima quella?” Senza distogliere lo sguardo dall’orizzonte il capitano si portò la mano alla guancia. “Vento, maledetto vento negli occhi!

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