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Apr 10
Intervista a Danilo Goffi
Posted by matteoraimondi in Interviste on 04 10th, 2014| icon3No Comments »

Goffi Danilo MaratonaDal sito di Running Passion l’intervista a Danilo Goffi laureatosi domenica scorsa a Milano Campione Italiano 2014 di Maratona:

Danilo Goffi, classe 1972, è uno di quegli atleti che piace alla gente che ama lo sport. Perché è un lottatore, uno che non molla mai, che ci crede fino in fondo e che sa anche vincere. Una lunga carriera la sua, costellata di tanti successi costruiti con il sacrificio e con il sudore. Un corridore che è un esempio, che lo deve essere non solo per chi affronta quotidianamente gli impegni sportivi, soprattutto i giovani, ma per tutti. Un podista che, a quasi 42 anni, ha saputo tornare grande protagonista vincendo domenica scorsa, a Milano, il suo secondo titolo di campione italiano di maratona…19 anni dopo il primo!

In esclusiva per Running Passion, Danilo Goffi racconta la sua vittoria, la sua carriera e il momento difficile dell’atletica italiana.

19 anni di distanza dal primo al secondo titolo: quanto è cambiato Danilo Goffi come uomo e come atleta in questo periodo? E quanto è cambiata l’atletica?

Ho vinto il mio primo titolo italiano di maratona nel 1995 a Venezia e il secondo, nella stessa specialità, ben 19 anni dopo a Milano. Quattro i miei allori tricolori assoluti, includendo il successo nella mezza maratona e sui 10.000 metri. Nella mia lunga carriera sportiva ho inanellato molti successi e anche qualche sconfitta: ogni tappa, bella o brutta, nel bene o nel male, mi è servita per crescere sia come uomo che come atleta. Ovviamente oggi non sono più il ragazzino spavaldo alle prime armi, ma una persona matura e più riflessiva capace di affrontare le cose con maggior responsabilità. Certo, non nascondo che nel mio DNA è comunque iscritta in modo indelebile una traccia di quella spavalderia e di quella baldanza ragazzina che mi ha permesso di tornare ad essere competitivo a 41 anni suonati.   
In questo ventennio l’atletica italiana è cambiata molto, e, con mio grande rammarico, purtroppo non sempre in meglio: mancano i grandi campioni di una volta, e non siamo riusciti ad adeguarci ai tempi; non sta a me giudicare e sputare sentenza, anzi, a mio modesto parere, credo che tendenzialmente abbiamo voluto ottenere tutto e subito, senza avere un progetto volto a costruire qualcosa di duraturo.

Come ti sei preparato per l’appuntamento di Milano?

Con il mio allenatore, ho deciso di prepararmi per la SuisseGas Milano Marathon seguendo il classico programma di allenamento. Nello specifico, nel primo periodo ho fatto un mese di carico cui è seguita una settimana di scarico per attaccare poi con altri 30 giorni di lavoro fino ad arrivare ad una settimana esatta dalla maratona. Sono state fondamentali le varie gare intermedie cui ho preso parte, propedeutiche per testare la mia condizione e dare poi il meglio in gara; ho poi macinato molti km e ho condotto una sana vita da atleta, prestando molta cura e attenzione anche all’alimentazione.

Quali sono le sensazioni di essere campione italiano? Cosa vedi ora nel tuo futuro?

Sono molto felice di essere nuovamente Campione Italiano: era quello che volevo, e sono riuscito a diventarlo ancora. Chiaramente certe emozioni sono difficili da spiegare, ancora di più per me che ho sempre preferito non esternare troppo le mie emozioni. 
Il mio futuro è l’immediato, l’imminente, nel senso che avendo quasi 42 anni, sarebbe forse sciocco fare progetti a lungo termine. Di sicuro, voglio continuare a correre per tutto il 2015; in seguito non nascondo che mi piacerebbe iniziare una nuova avventura come allenatore e poter così mettere a disposizione dei runner tutta la mia esperienza, accumulata nel corso degli anni attraverso le varie competizioni cui ho preso parte nella mia lunga carriera

Come giudichi il momento attuale dell’atletica italiana? Quali prospettive?

Purtroppo il momento attuale dell’atletica italiana non è dei più floridi, abbiamo vissuto momenti migliori. Non siamo riusciti ad avere quel cambio generazionale che si è invece sempre ripetuto in passato e senza il quale siamo ora penalizzati sia a livello europeo che mondiale. 
Sicuramente abbiamo tanti ragazzi di buone speranze che potrebbero diventare i campioni di domani: bisogna esser bravi a non bruciarli presto e, anche se può sembrare un controsenso, è importante lanciarli nelle competizioni internazionali per farli crescere confrontandosi con i migliori. 

Perchè secondo te le bellissime maratone italiane (Roma, Firenze, Venezia, Torino, Milano…) non riescono nemmeno ad avvicinare i numeri delle grandi maratone internazionali?

Secondo me perché in Italia non esiste una vera e propria, forte e consolidata cultura sportiva: non siamo i grado di trasformare una maratona in un evento unico, un una festa per tutti che duri, magari, anche tutta la giornata, cosa che invece avviene nelle maratone internazionali quali New York, Berlino, Parigi, Boston, Londra e via dicendo. Lì la città si ferma tutto il giorno per la gara, tutti sono schierati lungo il percorso per sostenere e incitare gli atleti, dal primo all’ultimo, nessuno escluso; e, soprattutto, chi corre non è visto come un elemento di disturbo, ma come un amico per cui fare il tifo. 

In tanti anni di gare e allenamenti, quali cose ti hanno più fatto gioire? E quali ti hanno più deluso?

Nella mia lunga carriera sportiva ho vissuto tante giornate indimenticabili e, ahimè, anche qualcuna da dimenticare. 
Se dovessi fare una selezione delle migliori, senza dubbio includerei quella del mio esordio in maratona a Venezia con relativa vittoria e conquista del primo titolo italiano, nel 1995; sicuramente non tralascio poi quella della medaglia d’argento individuale ai Campionati Europei di Budapest suggellata dall’oro a squadre grazie alla mitica tripletta sul podio (Baldini, Goffi, Modica) e alla prestazione di Ruggiero, correva l’anno 1998; e, non da ultimo, quella del mio recente titolo italiano per tutti gli attestati di stima per esser riuscito a tagliare questo traguardo a quasi 42 anni, confermandomi ulteriormente un esempio di esperienza, tenacia e determinazione. 
Naturalmente ho vissuto anche momenti bui: in generale, quelli legati agli infortuni dai quali c’è sempre la paura di non riuscire a riprendersi, ma per fortuna così non è stato, anzi! Se dovessi indicare un singolo episodio, direi che la mia più grande delusione è quella di non essere riuscito ad andare a medaglia ai Mondiali di Siviglia nel 1999.

Cosa diresti a un giovane per convincerlo ad avvicinarsi all’atletica?

In tutta onestà non è facile riuscire a convincere un giovane a fare atletica, oggi. Non voglio polemizzare, ma ci sono altri sport che danno più fama, visibilità e anche ricchezza e che, di conseguenza, attirano maggiormente rispetto ad una disciplina sportiva che è comunque la base fondamentale per tutte le altre. Cercherei però di trasmettere loro tutta la mia passione e di far capire quanto sia bello correre, lanciare e saltare, spiegando loro che nell’atletica non farai mai panchina, come del resto già diceva FIDAL in una sua campagna pubblicitaria, e che con grandi sacrifici si possono conseguire risultati altrettanto grandi: nell’atletica leggera le soddisfazioni personali sono qualcosa di indescrivibile, provare per credere!

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Giu 14
Giro Varesotto – Intervista e Video
Posted by matteoraimondi in Interviste on 06 14th, 2013| icon3No Comments »

GIRO VARESOTTO 2013Con la 6° tappa di Casorate Sempione (VA) termina il Giro del Varesotto 2013. Ma come è nato questo appuntamento fisso giunto ormai alla sua 15° edizione? Ecco l’intervista ad Antonio Puricelli realizzata da Francesca Crocetti e pubblicata su Tegami Group

Quando è nato il giro e perché? 
Ricordo come se fosse ieri, era un venerdi’ sera di fine aprile del ’99 , io, Massimo, Giorgio, Gianni, avevamo appena gareggiato la serale della Gamba d’oro a San Giovanni di Oleggio.
Finita la gara decidiamo di fermarci a mangiare una pizza prima di rientrare a casa.
E tra una chiacchiera e l’altra, l’amico Giorgio esordi’ dicendo: Ragazzi, ma è possibile che per correre una serale, noi “Varesotti” dobbiamo spostarci sino qui?
La lampadina si accese magicamente nella mia testa : SERALE, GARA, CIRCUITO, TAPPE…
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Inoltre ecco il video dell’ultima tappa realizzato dall’amico Mario Busnelli di CorsAmica:

Mag 12
Intervista sul doping
Posted by matteoraimondi in Interviste on 05 12th, 2013| icon3No Comments »

doping immagineDal sito di Tegami Group un’intervista sul doping:

Cosa spinge un’atleta ad assumere doping? Quali sono i pensieri che si insidiano nella mente di queste persone? Un’intervista fatta ad un’atleta, che NON FA USO DI DOPING. Ma che vuol dar “voce” a questo gravissimo fenomeno.

Perché secondo te si arriva a doparsi?

“Arrivare”, è il verbo piu’ azzeccato.
Al doping ci si arriva per gradi, nulla è fatto di getto. E’ un lasciar sovrastare il “diavoletto”, che mette a zittire la nostra coscienza.
Chi arriva a fare uso di queste sostanze, lo fa principalmente per due motivazioni.
La prima è per “saziare il proprio ego”, bramare nella possibilità di sentirsi al “centro del mondo”.
La seconda è LA PAURA. Paura di non farcela, paura di deludere le aspettative di chi ci è accanto, paura di deludere noi stessi, paura di fallire il lavoro costruito in vari mesi, per arrivare a quella competizione al massimo della forma.
“ARRIVARE” perché, non accettiamo i nostri limiti, cerchiamo sempre di spingerci oltre, oltre quei “talenti” che madre natura ci ha concesso, desiderandone altri.
Mar 20
La non Maratona di New York 2012
Posted by matteoraimondi in Interviste on 03 20th, 2013| icon31 Comment »

New York 2012 - la non maratonaDal neonato blog TEGAMI GROUP ecco l’intervista realizzata da Francesca a Fabio e Francesco sulla non maratona di New York 2012

NEW YORK IL NOSTRO SOGNO, SANDY IL NOSTRO INCUBO

Prima di chiedervi della maratona ,vorrei sapere cari Francesco e Fabio, da dove nasce l’amore per il podismo?
 
Francesco:  Sono passati gia’ 30anni.
Ricordo le uscite di corsa, ricordo gli allenamenti, ma ricordo bene che il mio amore non era affatto  per il podismo, ma bensì per il calcio.
“Corricchiavo” per prepararmi alle partite e non certamente per le gare podistiche.
Poi un bel giorno un mio caro amico,mi ha convinto ad iscrivermi ad una società podistica.
Da li ho iniziato…  CONTINUA A LEGGERE…>>>
Nov 22
Alex Baldaccini – Intervista
Posted by matteoraimondi in Interviste on 11 22nd, 2012| icon3No Comments »

Alex Baldaccini (GS Orobie) è l’atleta europeo del mese di ottobre. L’azzurro della corsa in montagna è risultato il più votato nel contesto del sondaggio online promosso dall’European Athletics. Vedi risultati sondaggio.

Qui sotto l’inrevista realizzata da Cristina Speziale ad Alex pubblicata recentemente su Podisti.net:

Alex, ti sei ripreso dalla tua stratosferica prestazione al Trofeo Vanoni?
A dir la verità non del tutto ancora! Mi sono trascinato per un bel po’ di giorni dopo il Vanoni e pensavo che la forma se ne fosse andata per quest’anno, invece domenica mi son tolto un’altra bella soddisfazione nel cross nazionale di Volpiano.

Per chi ha assistito alle premiazioni, credo che la standing ovation sulle note di “We are the champions” con te sul gradino più alto del podio sia stato uno dei momenti più emozionanti di tutta la manifestazione. A te è venuta la pelle d’oca?
Sicuramente vedere le persone presenti alzarsi tutte in piedi ad applaudire è stata una grande emozione, mi ha fatto capire meglio cosa rappresenta il Trofeo Vanoni per la gente di Morbegno e mi ha fatto realizzare appieno la prestazione che avevo appena fatto. A volte mi sembra impossibile che sia stato proprio io a realizzare quel record storico!

Il 2012 è stato sicuramente una grande annata: record al Trofeo Vanoni, vittoria alla Smarna Gora, vittoria alle Marmitte dei giganti, 6° ai Mondiali, solo per citare i risultati principali del 2° semestre. Vuoi fare un bilancio?
Il 2012 ed in particolare gli ultimi mesi sono stati un continuo crescendo di forma e risultati, penso che in questo finale di stagione abbiano dato i loro frutti tutti i chilometri, gli allenamenti e i raduni in altura fatti durante l’anno. Mi sono sempre allenato con convinzione, anche se non pensavo certo di raggiungere certi traguardi, o almeno non così in fretta! Penso che Smarna Gora e Vanoni siano i risultati migliori della mia stagione.

Possiamo dire che la “scoperta” di Baldaccini è avvenuta nel 2011, quando all’improvvisa chiamata in maglia azzurra per gli Europei rispondi non solo “presente”, ma porti a casa un inaspettato 6° posto che è poi diventato 5° a seguito della squalificata di un atleta per doping. Ci vuoi raccontare questa bella avventura?
Sì, quella fu proprio una chiamata a sorpresa, contattato il mercoledì sera e partito per la Turchia il mattino seguente. Ero spaesato all’interno del gruppo azzurro essendo la mia prima nazionale assoluta e nata per caso. Nonostante questo e grazie anche ai compagni di squadra che non mi hanno caricato di responsabilità, sono riuscito a non farmi sopraffare dalla tensione ed ho fatto una prestazione sorprendente. Credo che il merito di questa “scoperta” vada al CT Raimondo Balicco e allo staff della nazionale che ha creduto in me dandomi fiducia. Questa gara credo che abbia dato la svolta alla mia carriera.

Facciamo un passo indietro e parliamo invece degli esordi…. correva l’anno 2000 quando il giovane Alex prese parte ad una gara di corsa campestre a Bondo Petello: cosa ti ricordi della tua prima “garetta”?
Della gara in se ricordo poco, ero finito a metà classifica ma ero soddisfatto, ricordo bene invece che nei giorni successivi avevo passato molto tempo a guardare la classifica, calcolare i distacchi, ecc. Non vedevo l’ora di fare un’altra gara per confrontarmi ancora con gli altri.

Subito conquistato dall’atletica?
In realtà sì, non ho mai pensato di fare un altro sport,  il mio carattere mi porta a preferire gli sport individuali, dove puoi contare solo sulle tue forze e non ci sono scuse o fortuna che tengano. Non mi piacerebbe che una mia vittoria o sconfitta potesse essere influenzata dal parere di un giudice o di un arbitro oppure attribuita alla fortuna, per cui quale sport meglio della corsa?

La svolta nel 2006, quando da junior inizi a conoscere il mondo della nazionale italiana di corsa in montagna, cosa scopristi?
Un mondo tutto nuovo e stimolante, come dico sempre i raduni con la nazionale sono fondamentali per la crescita di un giovane. Tuttavia il primo per me fu abbastanza traumatico soprattutto perché passai dai miei tre allenamenti settimanali di allora al bi-giornaliero, quindi vi lascio immaginare, però rimasi affascinato da quel mondo e fortemente determinato a ritornarci.

Nel 2007 doppia convocazione in maglia azzurra, le cose sembrano andare per il verso giusto, ma nel triennio 2008/2010 le cose non sembrano girare tanto per il verso giusto, cosa successe?
Successe un po’ quello che capita a tutti, ovvero il momento di difficoltà rappresentato dal passaggio di categoria e che coincide per molti con un cambio di vita radicale, cioè passare dalle scuole al mondo del lavoro o dell’università. La maggior parte dei giovani è proprio in questa fase che getta la spugna e smette di fare sport, ma se si riesce a non mollare in questa fase poi i risultati arrivano. Certo, servono tanti sacrifici, che poi però vengono ampiamente ripagati a mio modo di vedere!

Bene, ora torniamo al Baldaccini di oggi, cosa fa nella vita di tutti i giorni Alex (oltre ad allenarsi duramente)?
Dal settembre 2011 ho deciso di dedicarmi con più convinzione all’atletica e da allora sto anche frequentando una scuola serale per diventare massoterapista che terminerà nel giugno prossimo. Spero che questa possa diventare poi la mia professione in futuro.

Il tuo rapporto con il G.S. Orobie, la società di casa.
Per farvi capire cosa mi lega a questa società vi dico solo che il mio esordio alle competizioni coincide con quello del GS Orobie, alla prima gara non avevamo ancora le divise ufficiali e corsi con una maglia di cotone con il nome della squadra applicato la sera prima con il ferro da stiro, insomma, abbiamo fatto vita parallela fin ora, senza contare che mio papà è il presidente…

Il tuo rapporto con il primo dei tuoi tifosi: papà Gianfranco.
Papà, allenatore, tifoso, psicologo, compagno d’allenamento, motivatore, è stato un po’ di tutto in questi anni e penso che buona parte del merito per i risultati che sto ottenendo sia sua…

Il tuo rapporto con un amico e compagno di maglia azzurra: Gabriele Abate.
Quest’anno abbiamo viaggiato spesso assieme per gare e allenamenti, sicuramente lui rappresenta il modello di come si possa riuscire ad essere competitivi ad alto livello pur avendo un lavoro proprio da gestire, tanti sacrifici, allenamenti a qualsiasi orario e alla base tanta passione. Vi dico solo che con lui mi è capitato di correre alle 6 del mattino così come alle 21.30 della sera.

Il tuo rapporto con internet: parlaci del sito www.liverun.it, da te fondato con Abate, che compie un anno di vita.
Io e Gabriele l’abbiamo realizzato e lo gestiamo da un anno, su LiveRun cerchiamo di parlare della corsa un po’ in tutte le sue derivazioni, dalla montagna alla pista, dal trail alla strada, cercando di proporre anche qualche simpatica iniziativa, video, interviste, ecc. Anche se senza la presunzione di considerarci dei giornalisti, pensiamo che sia importante, soprattutto per sport minori come l’atletica, dare la maggior visibilità possibile almeno on-line. Vi invito anche a visitare il mio sito personale www.alexbaldaccini.it

Il tuo rapporto con il futuro: progetti nel cassetto.
Visto che non sono un professionista e al momento non ho uno stipendio fisso il futuro è un po’ un’incognita, certo mi piacerebbe continuare a fare l’atleta ad alto livello per un po’ di stagioni, mi piacerebbe poter lottare per vincere un mondiale o un europeo un giorno, ma avrei bisogno di qualche sponsor che mi sostenga altrimenti non sarà così semplice continuare a sostenere le spese per allenamenti, viaggi e gare in autonomia…

Il tuo rapporto con la corsa in montagna: come ti ha conquistato, cosa ti ha dato e cosa tu hai dato a “lei”.
Beh, subito dopo l’amore per la corsa è nato quello per la corsa in montagna, ha decisamente un altro fascino rispetto a tutte le altre discipline, non basta mettersi lì e correre al proprio ritmo, bisogna anche saper interpretare il tracciato e i vari cambi di pendenza, spingere e recuperare quando serve, ma comunque a ritmi elevati. Secondo me è la giusta via di mezzo fra le discipline dove conta solo il ritmo (pista, strada) e le lunghe distanze dove è la tenuta a farla da padrona, ma a bassi ritmi (trail, skyrace), nella corsa in montagna bisogna saper correre forte in piano ma anche gestire salite e discese alla distanza. Sicuramente è una disciplina spettacolare e ancora tutta da scoprire, soprattutto da parte dei media.

Lo sport ti ha permesso di visitare e conoscere posti nuovi: in quanti paesi sei già stato a correre?
Sono stato più o meno in tutti i paesi dell’arco alpino, a cui aggiungerei Portogallo, Norvegia, Galles e Turchia. Non sono però ancora stato fuori dall’Europa, speriamo di rimediare nei prossimi anni.

C’è qualche gara che vorresti tanto correre e ancora non ci sei riuscito?
In realtà ce ne sono molte! Penso che un giorno correrò Sierre-Zinal e Giir di Mont, ma non a breve credo. Poi mi piacerebbe tornare in Norvegia alla Skaala Uphill e comunque a me piace andare alla scoperta di gare e posti nuovi, quindi sono aperto a tutto.

Hai già rispolverato le scarpe con i chiodi per partecipare al Cross di Volpiano, gara di selezione per gli europei di cross, com’è andata?
Sono arrivato quinto ed ora toccherà a Levico (Tn) il 25 novembre. Conquistare la nazionale di corsa campestre sarà molto difficile, ma dopo il risultato della prima prova indicativa ho il dovere quantomeno di provarci.

A chiudere in bellezza questa memorabile annata anche la nomination come miglior atleta del mese, il sondaggio proposto dall’EAA (la Federazione Europea di Atletica leggera), la ciliegina sulla torta.
Non nascondo la mia sorpresa quando ho scoperto questa cosa, infatti è solo la seconda volta che viene preso in considerazione un atleta che pratica corsa in montagna (il primo era stato Arslan, sei volte campione europeo) e ne sono molto orgoglioso, non solo per me, ma anche per l’immagine della corsa in montagna, sport che ha le potenzialità per raggiungere palcoscenici importanti all’interno dell’atletica mondiale!

2013: che Alex Baldaccini dobbiamo aspettarci?
Ogni stagione ha la sua storia, ma sicuramente io sono sempre più convinto dei miei mezzi e quindi non mi pongo limiti. Partirò con le ciaspole come mio solito, poi ancora campestri ed infine tutta la stagione della corsa in montagna.

Possibilità di diventare atleta professionista?
Chiaro che sarebbe il sogno di ogni atleta poter far diventare un lavoro la propria passione ma purtroppo al momento credo che le possibilità di diventare professionista siano scarse, la Forestale sono anni che non assume più nessun atleta e gli altri Corpi non hanno una squadra che pratica corsa in montagna. Sarebbe fondamentale per la crescita ulteriore del movimento che ogni Arma aprisse una squadra anche per questa disciplina, invoglierebbe più giovani a praticarla, senza contare che la corsa in montagna è sempre fonte di molte medaglie internazionali che di questi tempi sono abbastanza rare per l’atletica azzurra.

Alex Baldaccini (G.S. Orobie)
Età: 24
Titolo di studio: Perito Elettronico
Professione: atleta part-time
Principali risultati sportivi 2012: 5° Europei 2011, 6° Mondiali 2012, 2° Grand Prix WMRA 2012, 1° Smarna Gora 2012, miglior tempo al 55° Trofeo Vanoni e nuovo record sul percorso (28’21”)

Palmares:
medaglia d’argento a squadre ai Mondiali di corsa in montagna 2012
medaglia d’oro a squadre agli Europei e ai Mondiali di corsa in montagna 2011
medaglia di bronzo a squadre agli Europei 2007 di corsa in montagna
campione italiano di corsa in montagna cat. promesse 2010
campione italiano di corsa in montagna cat. juniores 2007

Nov 6
Intervista a Marco Gazzola
Posted by matteoraimondi in Interviste on 11 6th, 2012| icon3No Comments »

Dal sito di Action Magazine ecco l’intervista a Marco Gazzola realizzata da Mirko Mottin.

Chi è Marco Gazzola?
Marco Gazzola è una persona semplice, alla buona, nostrana, con la passione dei viaggi, dell’avventura, della montagna

Quanto anni hai?
Ho 41 anni

Ti senti più svizzero o italiano?
Mi sento svizzero-italiano (infatti sono ticinese), ma chiaramente per ragioni di lingua e cultura mi considero molto, molto Italiano

Sei fidanzato o sposato?
Felicemente fidanzato

Qua è la tua vacanza ideale?
Mi piace il viaggio abbinato alla pratica sportiva. Quindi gare su più giorni alla scoperta di luoghi e paesi nuovi, con culture, usanze e costumi diversi da quelli che conosco

La tua carriera sportiva in breve.
Fin da giovane ho praticato sport. I miei genitori mi hanno dato la possibilità di provare diverse discipline. Calcio, judo, ciclismo, tennis e l’hockey su ghiaccio, che ho praticato fino a 25 anni. Tra i 15 e i 20 anni, durante i mesi estivi correvo e partecipavo alle gare di corsa in montagna. Terminata la “carriera” hockeystica mi sono appassionato alla montagna e all’alta quota, quindi all’alpinismo. A 35 anni ho alleggerito l’abbigliamento e l’equipaggiamento, per poter raggiungere più cime in minor tempo e soprattutto a passo di corsa. Nel 2007 ho aperto il “cassetto dei sogni”, e c’era la Marathon des Sables, vi ho partecipato (13° assoluto, ndr) ed è scoccata la scintilla per le gare-avventura

Quanto e come ti alleni durante la settimana?
In settimana faccio uscite di 1h-1h30′. D’inverno corro in pausa pranzo, mentre d’estate esco alla sera. Durante il weekend, invece, faccio uscite di diverse ore per raggiungere qualche cima e per scoprire nuovi luoghi. Spesso combino la corsa con la bicicletta. Pedalo fino ai piedi di qualche montagna, e poi raggiungo la vetta con le scarpette

Come ti alimenti nella vita di tutti i giorni e durante le gare?
Non ho una “dieta” particolare, anzi mangio ciò che mi piace. Sono una “buona forchetta” e un “buon bicchiere”. In gara mangio tutto quello che offrono i ristori! Chi mi ha visto durante una competizione sa che se c’è pane e Nutella, è ancora meglio

Hai dovuto/voluto sacrificare la tua carriera professionale a a favore della tua passione per la corsa? E con la corsa riesci a mantenerti?
Assolutamente no, il trail è e rimane una passione che pratico quando gli impegni lavorativi me lo consentono. In ogni caso non mi permetterebbe di mantenermi e non lo vorrei nemmeno…a 41 anni ho altre ambizioni

La vittoria più bella e la sconfitta più amara?
Per me, la vittoria più bella è quella con sé stessi. Le sconfitte, invece, fanno parte dello sport. Bisogna essere in grado di accettarle, sono dell’avviso che non tutti i mali vengono per nuocere. Basta trarne i giusti insegnamenti

Il ricordo più bello e quello che vorresti dimenticare?
Durante un’importante gara non stavo assolutamente bene. Avevo deciso di ritirarmi e, poco prima di farlo, ho incontrato una persona che mi ha dato la carica per provare a superare questo momento. Purtroppo ho dovuto ritirarmi lo stesso, ma da allora, dopo quell’incontro, stiamo facendo tanti tanti chilometri, correndo e camminando assieme, anche e soprattutto “fuori” dalla corsa (Marco ha conosciuto durante il Tor des Géants di quest’anno la fidanzata Arianna, ndr). Ricordi brutti? Non ne ho uno talmente brutto che vorrei dimenticare. Anche i momenti poco piacevoli hanno un loro perché, e ogni tanto è giusto non prendersi troppo sul serio

Da un anno fai parte del Team Salomon Carnifast. Insieme a te, tanti atleti di alto livello. Ci racconti qualche aneddoto, qualche avventura particolare?
I
l Team mi ha dato la possibilità di conoscere altri atleti che hanno la mia stessa passione e soprattutto la stessa filosofia: competere, divertirsi, essere leali con sé stessi e con gli altri, condividere. È sempre piacevole incontrare gli amici del Team prima, durante e dopo qualsiasi gara, è come una grande famiglia sportiva

La “vittoria/sconfitta” al Tor des Géants 2011 (ultratrail di 330 km e 24.000 m D+), in cui hai ammesso di aver sbagliato strada quando eri già arrivato primo, ti ha regalato popolarità e nuove amicizie. Per tanti trailer sei l’incarnazione del campione leale e pulito. Tu che cosa conservi a un anno di distanza da quell’errore?
Chi mi conosceva prima del TDG 2011 non è assolutamente rimasto stupito da come ho reagito e da come ho accettato il responso della squalifica. (Marco è stato squalificato per aver saltato l’ultimo punto di controllo sito a 10 km dal traguardo di Courmayeur, causa un errore di percorso. Dopo aver ricevuto la comunicazione della squalifica dalla Direzione di Gara, ha aspettato il secondo in classifica per incoronarlo vincitore, ndr). Chi mi ha conosciuto dopo, ha poi scoperto chi è e com’è Marco Gazzola. Un uomo che non può cambiare il suo modo di essere… perché è fatto così!

Altipiano Run Extreme. Cos’è stato? Hai altri impegni nel sociale?
È stata un’avventura sportivo-culturale con 4 amici (Nico, Giovanni, Morgan e Luca). Abbiamo condiviso momenti particolari per un progetto particolare. Non con l’intento d’infrangere un qualche record, ma per vivere qualcosa di diverso. (Si trattava di attraversare in modo concatenato il Salar de Ulyuni, il Salar de Coipasa, il vulcano Sajama, l’Huancarama, il Chacaltaya in Bolivia e infine il Macchu Picchu in Perù, ndr). Da alcuni anni collaboro con una società sportiva che segue i disabili, partecipando alle uscite invernali, e sono uno dei testimonial della corsa della speranza per la ricerca contro il cancro. Al TDG 2012 ho avuto il piacere di conoscere gli amici di “RARI non vuol dire soli” e con un’altro amico, Giuseppe Grange, abbiamo messo all’asta i nostri pettorali e abbiamo raccolto fondi per la ricerca delle malattie rare. Mi piace essere d’aiuto e vicino a chi ha bisogno e non è fortunato quanto lo sono io

Che bilancio fai di questo 2012 che sta volgendo al termine?
È stato un anno intenso. Un anno di viaggi-avventure in giro per il mondo. Brasile, Nepal, Sardegna, Bolivia, Perù e Val d’Aosta. Tutti viaggi meravigliosi e con esperienze diverse. Tantissime emozioni, scoprendo luoghi e persone particolari. Dal lato sportivo sono un po’ dispiaciuto per l’interruzione dell’Irontrail quando ero in testa e del ritiro al TDG (per problemi di stomaco). Ma come ho già detto, non tutti i mali vengono per nuocere…

Tre nomi, nel mondo della corsa o dello sport in generale, che per te sono stati importanti e perché?
Marco Olmo: una persona che mi ha insegnato a guardare sempre avanti e a ricavare anche nei momenti più duri la forza per continuare. Gazzola’s family: mamma, papà e sorella, sempre presenti a incoraggiarmi e sempre pronti con una parola anche quando le cose non vanno bene. Arianna: ci siamo conosciuti durante una gara in un particolare momento. Condividiamo le stesse passioni, non solo sportive. Con il suo sorriso, la sua energia, la sua voglia di vivere e la sua positività mi dà sempre la carica

Concludo con la classica domanda: il tuo sogno nel cassetto?
Continuare a praticare il trail per passione: viaggiare (anche a piedi) sempre alla scoperta di posti nuovi, vicini e lontani

Foto: Marco Gazzola

Nov 6
100 km del Sahara di Stefano Ruzza
Posted by matteoraimondi in Interviste on 11 6th, 2012| icon3No Comments »

Dal sito di Run & Trail ecco il racconto dell’amico Stefano Ruzza vincitore della recente 100 km del Sahara No-stop:

Mi ero allenato perfettamente, solo una leggera metatarsalgia al piede destro mi aveva fatto preoccupare un poco prima della partenza, ma ghiaccio, terapie e riposo mi hanno rimesso in sesto per arrivare al meglio proprio il giorno della gara.

Viaggio non semplice, piccoli ritardi qua e là ci hanno fatto arrivare in Hotel a Djerba il giovedì sera già affaticati, affamati e assonati.

Il venerdì mattino sveglia presto e spostamento all’oasi di Chenini, una meraviglia Patrimonio dell’Umanità. Brifieng, pranzo, controllo materiale, distribuzione pettorali e lunga preparazione per la partenza, inizialmente prevista per le 17, poi anticipata alle 16, e avvenuta infine alle 16:30 circa.

Su per la piccola via di questo paesino costruito nella roccia, parzialmente ancora abitato. Breve discesa dove senza forzare prendo già un piccolo vantaggio, e nuova risalita lungo una bellissima e non difficile mulattiera che ci porta verso l’altipiano dove si svolge il resto della gara. Fino al 10° chilometro è un continuo divertentissimo saliscendi… >>>continua a leggere<<<

Foto: Stefano Ruzza (Atl. San Marco)

Mag 24
Claudia Gelsomino intervistata da M. Muraro
Posted by matteoraimondi in Interviste on 05 24th, 2012| icon3No Comments »

Dal sito di Podisti.net ecco l’intervista alla compagna di squadra Claudia Gelsomino realizzata da Maria Muraro

Claudia Gelsomino dell’Atletica Palzola il 15 aprile 2012 ha fatto l’impresa, correndo la Milano City Marathon in 2h49’46’’, arrivando settima assoluta e seconda donna italiana dopo Emma Quaglia dell’ASD CUS Genova.
Che fosse in forma si era capito dalle gare di avvicinamento alla maratona, iniziando dal Poker del Cross Novarese, passando per la Mezza di San Gaudenzio, la Mezza del Castello di Vittuone (1h20’54’’), la 30 km di Piacenza ed arrivando ai 9,5km della Città di Sesto del 1 aprile: tutte gare che l’hanno vista vittoriosa.

Te l’aspettavi un simile risultato alla Milano City Marathon?
Di chiudere sotto le 2h50’ non me lo aspettavo proprio; sapevo di poter correre sotto le tre ore, ma essendo la mia prima maratona tutto poteva succedere.

Come ti sei preparata?
Ho iniziato la preparazione, sotto la guida del coach Andrea Gornati, all’inizio di gennaio. Una grande parte del merito va sicuramente ad Andrea, alle sue tabelle, alla sua presenza costante ed al suo supporto: senza tutto questo non avrei raggiunto quel risultato.

Avevi una strategia da mettere in pratica in gara?
Nessuna strategia: ero molto concentrata sul ritmo da tenere per evitare di partire troppo veloce e scoppiare poi nel finale.

Prima della partenza ti ho vista concentratissima che ti riscaldavi davanti all’arco gonfiabile. Nei tuoi occhi si legge sempre determinazione: sei più competitiva con gli altri o con te stessa? 
Sono più competitiva con me stessa.

So che non corri da moltissimi anni: oltre alle doti fornite da Madre Natura, qual è il segreto che ti ha permesso di arrivare a tali risultati in così poco tempo? 
Nessun segreto, solo tanta determinazione, costanza e tenacia.

Prima di correre hai praticato diversi sport: ti sono serviti, o il runnning è un mondo a parte? 
Ho praticato tanti sport (sci, basket, tennis, aerobica)  ma quello che mi viene meglio e che mi da più soddisfazioni è sicuramente la corsa. Peccato averla scoperta così tardi!

Quali sono i tuoi ritmi d’allenamento? 
Mi alleno sei volte alla settimana e riposo il sabato.

Curi anche l’alimentazione? 
Non ho un alimentarista che mi segue, mangio un po’ di tutto ma sopratutto vado matta per il cioccolato fondente.

Riesci a vincere sia su terreni sterrati che in gare su asfalto, corte-veloci o lunghe: dove ti trovi più a tuo agio? 
Mi trovo più a mio agio a correre su asfalto. In inverno faccio anche qualche cross, ma non mi piacciono molto… faccio troppa fatica!

Archiviata la Maratona di Milano, quali sono i prossimi obiettivi? 
Adesso mi sto velocizzando un po’ perché tra poco inizierà il Giro del Varesotto ed io sarò ai nastri di partenza.

Perché corri? 
Perché mi fa stare bene e mi rilassa.

Che correre le faccia bene è evidente, non solo dal fisico e dalla serenità che traspare dal volto, ma anche dai risultati, non ultima la vittoria al Gran Prix del Gorgonzola di Maggiate che si è svolto mercoledì 16 maggio e la vittoria alla Via Frencigena Half Marathon di domenica 20 maggio
Non ci rimane che seguire le sue prossime imprese!

Mag 21
Stefanio Ruzza racconta il suo titolo italiano
Posted by matteoraimondi in Interviste on 05 21st, 2012| icon3No Comments »

Dal sito di Run&Trail ecco il racconto dell’amico Stefano Ruzza da poco laureatosi Campione Italiano Assoluto di Ultra Trail.

Questa Abbots Way è stata una di quelle gare che mi rimarranno impresse nella memoria e non solo, naturalmente per il risultato, ma non solo. Da inizio anno ho impostato gli allenamenti per arrivare in forma all’appuntamento, il campionato italiano di lunga distanza era una sfida che mi allettava, e volevo arrivare per una volta ad un ultratrail da 100 km o oltre nelle condizioni ideali, ben allenato e ben fresco, a differenza di altre volte in cui sono arrivato o troppo stanco o troppo scarico…

Dopo qualche preoccupazione per una brutta distorsione alla caviglia all’Elba Trail (dove la gamba era però fantastica), ho fatto tutto il possibile per arrivare pronto, e meglio di così non potevo pretendere. Il giorno precedente la gara, poco prima di partire da casa, mi è arrivato il film “Unbreakable”, documentario sulla ormai storica Western State del 2010, ed essendo l’Abbots Way di quest’anno gara qualificante per la WS del 2013, guardandolo ho iniziato a sognare…

Avevo studiato tutto al dettaglio, l’alimentazione, una piccola tattica di gara, come gestire le salite, ed Eleonora a seguirmi nei ristori principali per ogni evenienza e necessità è stata fondamentale nella perfetta riuscita di tutto.

Il giorno della gara ogni cosa è andata come volevo, anche l’errore di percorso è servito per dare quel qualcosa in più, quasi un gusto maggiore al risultato finale. Gambe, fisico e testa si sono trovate per tutto il tempo in una di quelle giornate che nella vita capitano raramente, il cosiddetto “flow”, uno stato di benessere e perfezione del gesto in cui tutto diventa automatico e perfetto. Nella prima metà ho tenuto un ottimo ritmo senza affanni, e quando ho raggiunto i “fuggitivi” Marazzi e Schneider non mi pareva vero. Poi lo svizzero ha aumentato, ma in cima al Monte Lama l’ho quasi raggiunto andando in salita e nei tratti più fangosi con facilità. Poi l’errore, 15’ persi a vagare per sentieri sbagliati, prima di ritrovare la strada che stavo percorrendo e scoprire che anche Christian aveva sbagliato. Saputo che Ranieri era davanti di 3’ ho spinto forte, temendo di saltare, ma le gambe andavano, avevo mangiato tanto e bene ed ero pieno di energie, così una volta raggiunto ho continuato a spingere, lui era stanco (complice anche un suo errore di percorso nella prima metà della gara e conseguente rincorsa). Al ristoro di Farini al 95° km ho visto di stare ancora bene, a parte un gran dolore al piede sinistro nei tratti asfaltati, e ho pensato di non dover esagerare nell’ultima salita. D’improvviso però ho visto dietro qualcuno avvicinarsi (era Ivan Geronazzo, poi secondo), stimolando la mia voglia di non farmi sfuggire l’occasione e farmi spremere tutto quello che avevo per l’ultimo tratto del percorso. All’arrivo tutto è stato fantastico, quasi irreale, veramente un sogno.

E durante la gara non potevo non pensare ai volontari sul percorso, che ancora per tutta la notte e il mattino successivo sarebbero stati lì ad aspettare tutti i trailer. E la domenica, durante e dopo la premiazione, vedere ancora degli arrivi, tutti finisher felici ed entusiati, mi ha fatto sentire ancora più orgoglioso di essere diventato Campione d’Italia Lunga Distanza di una disciplina così meravigliosa ed ogni volta sorprendente.

Stefano Ruzza

Ecco un po’ di FOTO della gara

Apr 4
L’allenamento di Anton Krupicka
Posted by matteoraimondi in Interviste on 04 4th, 2012| icon3No Comments »

Dopo aver visto come si allena lo spagnolo Kilian Jornet Burgada ecco l’intervista, tratta da LiveRun, al forte ed estroso trailer americano Anton Krupicka.

Leggendo il tuo blog sembra che tu faccia molti chilomentri sempre allo stesso ritmo. Dicci come prepari una gara come la WS100 (gara di 100 miglia).
Nei due mesi precedenti ad un obiettivo sono molto concentrato e corro dalle 22 alle 28 ore a settimana e 13.000/15.000 metri di dislivello positivo (in passato facevo 9.000/10.000 metri di dislivello, ma ora li ho incrementati).

Nei giorni feriali faccio circa 3 ore di corsa suddivise in due sessioni, mattino e pomeriggio, con 1500/2000mt dislivello. Il venerdì un solo allenamento di 1h30’/2h. Mentre nel fine settimana faccio una sessione lunga di 5/8 ore con 4000/5000mt di dislivello.
Mi piace molto la montagna. Tre volte a settimana mi alleno solo in pianura al pomeriggio (dopo l’allenamento del mattino in montagna), di solito a piedi nudi sul prato. Questo rafforza i miei piedi e le gambe. Faccio anche tecnica di corsa.

Ci puoi dire cosa si mangia e si beve durante una gara di oltre 15 ore?
Cerco di bere abbastanza per non sentire sete. Non controllo mai quanto bevo in termini di litri. Molto dipende anche dal meteo, in una gara come la Western States bevo probabilmente 1/1.5 litri ogni ora, mentre in gare con temperature più basse, come la Leadville, bevo meno.

Per quanto riguarda il cibo, perndo gel energetici, di solito 2 o 3 ogni ora. In 15 ore di gara mangio quindi 40 gel. Tuttavia in una gara di oltre 20 ore bisognerebbe anche alimentarsi con cibo vero e proprio, come patate o pasta.

Su quali alimenti si basa la tua alimentazione?
Non seguo una dieta risorosa. Cerco di alimentarmi in modo semplice, con molta frutta e verdura. Amo pane, focaccine, crackers, ecc. Come anche la carne, ma non molto spesso.

Come si fa a recuperare le gambe dopo un duro allenamento? Massaggi o altro?
Quando sto riprendendo da un infortunio e da un allenamento duro, mi sottopongo ad agopuntura per alleviare la tensione muscolare e, a volte, massaggi. Mi piace anche lasciare le gambe nei torrenti gelati di montagna (ne ho uno dietro casa), per ridurre l’infiammazione.

Per quanto riguarda il materiale, perchè scegli sempre scarpe e vestiti leggeri e minimalisti?
In primo luogo, non mi piace indossare nessun accessorio mentre corro. E’ scomodo e ti fa correre più lento, soprattutto in salita. Questo criterio si applica anche alle scarpe, più sono leggere meglio è!
In secondo luogo, non voglio distrazioni mentre corro. Il mio desiderio è di godere dell’esperienza di correre fra le montagne e questo è più facile con meno materiale appresso. Come dice l’alpinista Steve House: “più semplice è la cosa che si fa, più ricchezza ha l’esperienza che si vive”.
Infine, per quanto riguarda le scarpe, sono sempre ansioso di trovare lo strumento migliore per il lavoro in questione. Ovvero correre veloce ed in modo efficace attraverso le montagne. Mi piacciono le scarpe con grande stabilità e trazione, ma anche con buona protezione nella parte anteriore. Se le scarpe sono troppo alte, troppo rigide o troppo morbide, non sarò in grado di reagire afficacemente al terreno. Tuttavia, se non c’è protezione anteriormente, non sarò in grado di affrontare un terreno tecnico con la stessa fiducia. Penso che sia un equilibrio e con New Balance ho trovato il punto d’incontro. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato duramente per la progettazione di scarpe per i trail runners.

Forse allora la tua filosofia potrebbe avere qualche problema nelle corse che richiedono attrezzatura obbligatoria come l’UTMB?
Beh, bisogna seguire le regole ed aver rispetto per la montagna. Attualmente sto lavorando con Ultimate Direction, una marca americana di sistemi d’idratazione, per progettare uno zaino che si adatti alle mie esigenze per le gare come l’UMTB, dove è richiesto questo tipo di materiale.
In questo modo e applicando la mia filosofia minimalista posso ottenere le risposte necessarie a soddisfare le mie aspettative. Sarà uno zainetto gara utile per trasportare l’essenziale, leggero e stretto.

Cosa ti aspetti dal tuo imminente viaggio in Spagna per correre Zegama e Transvulcania? E’ la prima volta che vieni in Spagna?
Sono emozionato per la partecipazione ad entrambe le gare! Ho grande ammirazione per le gare europee, dove ci sono più salite ed i terreni tecnici sono predominanti. Questo è ciò che piace a me, perciò ho gran voglia di correre.

Cosa ti aspetti da queste due gare, qual’è la più adatta a te? Ti aspetti un buon risultato in entrambe?
Come in ogni gara a cui prendo parte, spero di fare bene. Penso che la Transvulcania mi si adatti meglio, in quanto le gare più brevi non sono il mio forte. La mia performence dipenderà comunque da come riuscirò a superare i problemi fisici che mi hanno assillato durente l’ultimo anno. Se avrò una buona condizione spero di lottare per la vittoria alla Transvulcania e punto alla top five a Zegama. Tuttavia se la tibia mi darà fastidio mi dovrò accontentare di una posizione di rincalzo.

Conosci le caratteristiche e la storia delle due gare?
So che Zegama è una delle gare più prestigiose del circuito mondiale, invece non so molto della Transvulcania, se non che Miguel Heras e Iker Karrera la vinserò l’anno scorso. A quanto ne so entrambe hanno parecchio dislivello con tratti di salita (che io preferisco), la più tecnica sembra Zegama in quota, il che mi incanta. La concorrenza sembra molto forte in entrambe.

Oltre a Kilian ed Heras, quali altri corridori spagnoli conosci?
Di uomini conosco Kilian, Miguel, Iker, Tofol, Zigor e Luis Hernando. Fra le donne ci sono: Mireia Miro, Stephanie e Ohiana Nerea. So che la Spagna ha molti corridori di alto livello.

Non so se sai che il tuo arrivo ha generato molta eccitazione in Spagna.
In realtà non lo sapevo. Ma ho sempre avuto ammirazione per la cultura europea delle corse in montagna e sono emozionato dalla prospettiva di andare in Spagna e sperimentarla in prima persona. Spero di recuperare dal mio infortunio e poter competere al massimo livello.

Quali altre gare correrai quest’anno?
Parteciperò alle Hardrock100 in luglio ed alla Pikes Peak Marathon ad agosto. Questi sono i miei grandi obiettivi.

Infine Anton, sembra che negli USA ci sia un folto gruppo di corridori noti, come te o Geoff Roes, che si dedicano ad una vita semplice e frugale, dove la montagna è al centro e quello dello sport sia veramente uno stile di vita, è così?
Per me la cosa più importante non è correre in montagna o vincere le gare, ma le montagne stesse, i paesaggi. Corro per le montagne, ma sono sicuro che se anche non corressi, passerei la maggior parte del tempo su di esse. Io non corro per allenarmi o vincere le gare, corro per stare  in montagna, apprezzarla, rispettarla ed imparare da essa. Vincere una gara è bello, ma non mi motiva a dedicare tutto il tempo che dedico a questo sport. La mia ispirazione viene dalla mia passione per la montagna.

Foto: Anton Krupicka

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Mar 7
L’allenamento di Kilian Jornet Burgada
Posted by matteoraimondi in Interviste on 03 7th, 2012| icon3No Comments »

Ripropongo un articolo comparso su Corsa in Montagna alcuni mesi fa riguardante l’allenamento dello spagnolo Kilian Jornet Burgada:

Kilian Jornet, parla del suo modo di allenarsi, le sue risorse ed esperienze in gara.

Ti capita spesso di utilizzare le risorse psicologiche di fronte una sfida o una gara?

In gara sono due le idee che cerco di tenere sempre ben presenti nella mia mente, e l’ ho imparato con l’esperienza, cioè che durante una lunga distanza, le cose possono sempre cambiare (in meglio), e che sempre posso vincere.

Chi sono le persone che hai intorno e che ti aiutano nella stagione per conseguire tali risultati sportivi?

C’è un team multidisciplinare intorno a me: Un medico dello sport, utile per programmare i periodi di recupero fisico; un fisioterapista, soprattutto nel periodo invernale durante la stagione sciistica (da ottobre a aprile). Pur essendo autodidatta per l’allenamento, sono sempre in contatto con la mia ex allenatrice, Maite Hernandez, e con Jordi Canals, il quale mi consiglia nelle diverse occasioni.

A quante competizioni partecipi fra estate ed inverno?

Normalmente partecipo a una media di venti gare all’anno, fra gare di scialpinismo e gara di corsa in montagna. Per quanto riguarda le gare a cui punto come obbiettivo, sono sette-otto (quasi il 50% del totale).

Potresti riassumere un anno sportivo, “Made in” Kilian Jornet?

E’ semplice, tra ottobre e novembre, di solito inizio a sciare, e con questa disciplina continuo fino a fine aprile, quando ripongo gli sci per iniziare a correre su e giù per le montagne, rispettando il tempo un mese per adeguarsi alla disciplina. Solo la passata stagione, dopo solo una settimana dalla fine della stagione sciistica con il Mezzalama, ho partecipato ad una gara Trail in Australia di 100 (cento!) chilometri (vincendola), senza un’ adeguata preparazione a piedi!

Come si svolge una settimana tipo di allenamento nella stagione sciistica?

Normalmente, faccio:
3 giorni a settimana 4 ore a ritmo medio
2 giorni alla settimana 2 ore con variazioni di ritmo tipo fartlek
2 Giorni a settimana (opzionale) 4 ore a ritmo lento per recuperare.

Mentre nella stagione estiva per la corsa come ti prepari?

Cerco di ottenere un volume sufficiente di chilometri e ore di lavoro facendo:
3 giorni a settimana con la bici da strada con 2 uscite di 6-7h e una di 2h a passo rigenerativo sempre molto tranquillo
4 giorni alla settimana per correre, con 2 giorni di 2-3h di corsa a ritmo abbastanza elevato, e 2 giorni uscite da 4 a 7 ore con ritmi elevati solo in salita

Quali altri sport pratichi?

Come già ho ricordato, pratico il ciclismo, lo sci, la corsa e anche lo skiroll (sci con le ruote), che aiuta ad allenare i muscoli delle braccia, sia per lo sci che per la corsa in montagna, come la preparazione ai chilometri verticali, grazie all’uso di bastoni.

Per finire, facciamo una domanda che spesso si chiedono anche gli appassionati che seguono le gesta di Kilian, un corridore forse troppo giovane per fare quello che ogni stagione – da qualche anno- è in grado di eseguire. Riuscirai a tenere questo standard di allenamenti e gare fino all’età di 40-45anni?

Quello che ho molto chiaro in testa, è che mi diverto sia sciando che correndo per molte ore. Soprattutto sono molto motivato e amo quello che faccio. Penso che i miei allenamenti siano ponderati, e soprattutto sotto stretto controllo medico, il quale mi aiuta a dosare lo sforzo senza esagerare. Inoltre, alternando la corsa anche con la bicicletta e lo sci, preservo le articolazioni con attività per nulla traumatiche

Dic 29
Daniele Uboldi intervistato da CorsAmica
Posted by matteoraimondi in Interviste on 12 29th, 2009| icon3No Comments »

Daniele UboldiBella l’intervista che l’amico Mario di CorsAmica a fatto a Daniele Uboldi, appassionato corridore dell’Atletica Casorate. Il tutto gira attorno al fascino delle lunghe distanze.

Cliccate >>> QUA <<< per l’intervista dal sito di CorsAmica.

 

 

 

 

 

 

Set 19
Intervista a Marco Olmo
Posted by matteoraimondi in Interviste on 09 19th, 2009| icon31 Comment »

Marco OlmoHo trovato una bella intervista all’ultramaratoneta sessantenne MARCO OLMO sul sito RunnerMan. Per leggerla cliccate QUA.

P.s. Forza Marco Zarantonello che piano piano ti stai avvicinando a questo mito della corsa lunga.