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ott 29
Quotidiano dopolavoro di un podista invernale
Posted by matteoraimondi in Riflessioni on 10 29th, 2009| icon31 Comment »

LupoLa nebbia fitta avvolge di bianco il sentiero mentre la luna, nel nero del cielo, si diverte a sfumare di giallo le cime degli alberi che stanche del lungo lavoro estivo hanno iniziato a spogliarsi dal loro vestito più bello. Ho appena finito un medio ben riuscito di 10 km e felice me ne sto ritornando verso casa. Per chi lo conosce sono sul tratto della ciclabile che costeggia l’Olona tra il ponte di Tradate e Fagnano. Viaggio a 4′ -4′10″ al km ma mi sembra di trotterellare dopo l’ultimo km corso a 3′15″. E’ buio ma conosco il percorso a memoria e sapendo che è uno sterrato regolare mi metto a guardare il cielo. Massimo che mi può succedere è scontrarmi con qualche altro podista immerso nel suo quotidiano dopolavoro invernale. Ma di podisti non c’è traccia; solo la compagnia di sgattaiolanti occhi lucenti sui binari abbandonati della vecchia ferrovia. Gatti, conigli, topi o serpentelli non so ma comunque non ho paura perchè sono felice e guardo il cielo. C’è silenzio e neppure il rumore delle macchine riesce ad arrivare sul mio percorso. Sembra notte fonda ma il rintoccare del campanile di Bergoro mi ricorda che sono appena le sei e mezza di sera. Altri usciranno dopo di me, alle 7 o forse anche dopo.

Ma intanto io corro e guardo il cielo dove la luna piena, fluttuante sopra la nebbia ed in compagnia di due sorelle stelle, mi fa pensare di essere un lupo. Ululo e penso che son matto ma chi vuoi che mi senta. Sorrido alla mia pazzia e continuo a correre. Le luci delle finestre delle case lassù in cima alla valle mi fan ricordare il presepio ed il buon Gesù. Ora qualche lampione sbuca al bordo della strada tra Gorla e Fagnano ma le loro luci fanno fatica a perforare la nebbia fitta che nasconde il fiume. Rari fari di macchine viaggiano ignari della mia presenza e l’attraversare un ponticello mi riporta lontano dal loro mondo nel buio più assoluto. Gli alberi hanno detto di no ai raggi di luna. Qui seriamente ho paura di scontrarmi con qualche altro podista che potrebbe venire dal senso opposto. Aguzzo l’udito e continuo a correre sempre felice.

La ciclabile di Solbiate porta con se un pò di luce e caccia via la nebbia. Mi avvicino alla staccionata che delimita il fiume e guardandoci dentro mi accorgo che una luna tremolante mi accompagna nel mio allenamento. Penso a cosa si stanno perdendo i sedentari. In compagnia della mia nuova amica avanzo al ritmo dei 4′15″ godendomi il fresco della sera.

Ma i bei sogni presto finiscono e da Olgiate a Busto è tutto asfalto e luci e rumore. Un gatto dal muretto di una casa quasi mi si getta sulle spalle. Attraverso il Sempione. Suono il citofono. I km son 20. Per un dopolavoro possono bastare… almeno fino a domani.

 

ott 20
Adoro le ripartenze
Posted by matteoraimondi in Riflessioni on 10 20th, 2009| icon39 Comments »

Campo arato 1Un bambino sui 10 anni se ne stava da alcuni giorni a cavalcioni sul muretto che delimitava la proprietà di un contadino. Non diceva nulla ma continuava a grattarsi la testa e ad allargare le braccia sconfortato. Un giorno il contadino, curioso per quell’atteggiamento, si avvicinò e gli domandò come mai se ne stava li da tutto quel tempo così abbattuto. “Non capisco una cosa“, gli rispose il bimbo chiudendosi ben stretto nel suo giubbino logoro, “e dire che ci ho pensato a lungo.

Dimmi pure“, lo esortò il contadino.

Il fatto è“, riprese il bambino, ”che con tutta la fame che abbiamo noi del paese tu e tutti gli altri fattori della zona non avete coltivato niente in questo autunno e ve ne state lì a guardare il vostro campo, ad ararlo e a spanderci sopra letame. Ma da quando in qua spargere cacca di mucca sulla terra fa crescere le spighe per il nostro pane?

Il contadino sorrise alle giuste proteste del bimbo. “Vedi piccolo, non è che noi non vogliamo piantare nuove colture per questo autunno. Già la terra ci ha dato tanto frutto per tutto l’anno ed ora si è indebolita. Ha bisogno di riposare come tu riposi tutte le notti e poi anche le estati. Se studiassi sempre alla fine saresti esausto e abbandoneresti la scuola prima degli esami del quinto anno.

Voglio ben dire“, ribattè secco il bimbo.

Ecco allora perchè anche la terra ha bisogno di riposare, di riacquistare forza, nutrimento che poi ci ridarà abbondantemente nella primavera e nell’estate futura. Ora vedi questo campo arato e all’apparenza sembra un luogo abbandonato ma non lo è ed il suo riposo è più importante di qualsiasi altra coltura che vi potrei piantare.

Lo stesso vale anche nella corsa. Adoro l’autunno perchè dopo molto aver stressato il proprio organismo durante gli allenamenti e le gare di un’intero anno gli si da il tempo di riposare e di ricostruirlo più forte di prima. La settimana di riposo dalla corsa che ho appena concluso è simile a quei campi di mais tagliati e lasciati con le loro stoppie a riposare nel silenzio delle nebbie autunnali. Il mese futuro in cui mi concentrerò principalmente sulla corsa lunga, sul potenziamento muscolare, sugli sprint in salita, sui medi è invece paragonabile all’aratura dei campi. Il vomere penetra nella terra e la modella, la sconvolge, la rafforza. E’ un periodo, come il riposo dopo l’aratura, in cui non si gareggia, in cui sembra che tu non esisti più per il mondo delle corse ma invece ti stai preparando, stai adattando il tuo corpo a dar più frutto, a sostenere gli allenamenti veloci che farai più avanti.

Ed il bello è vedere che, dopo esser andato volutamente fuori forma, la condizione piano piano migliora e ritornano i tempi di prima e poi ancora più forte. E quel bambino a cavalcioni sul muretto allora sarà il tuo tifoso e saprà aspettarti nelle prossime gare quando rientrerai più forte di prima. Come te anche lui avrà fame di emozioni e di successi. E poi, dopo tutto, sarà bello rifiorire da quel letame che seppur utile resta sempre letame…