Alla ricerca d’aria

Con un pezzo di formaggio in mano (quel che passa il convento del mio zainetto) scruto sotto di me il Ghiacciaio dei Camosci alla ricerca di una traccia per scendere dal versante opposto da cui ero salito.

Ero partito due ore prima da Riale (1700m di altezza) senza sapere bene dove sarei andato. Avevo bisogno di aria e più salivo, più ne trovavo. Non di corsa, perchè non ne avevo voglia, ma camminando a buon passo e in breve tempo avevo raggiunto il Lago dei Sabbioni con la sua diga, il rifugio Claudio Bruno e il Rifugio 3A a 3000m di altezza. Ora i polmoni erano di nuovo pieni e l’anima leggera.

Un sorso d’acqua recuperata dai torrenti e son di nuovo pronto. Salto nel nevaio affondando fin sopra le caviglie. Tanto fa caldo penso ignorando la neve nelle scarpe. Un passo, due passi. Il primo tratto è ripido ed inizio a correre trovandomi più a mio agio e riuscendo così a restare in superficie. In breve tempo raggiungo le rocce sottostanti ma non trovando nessuna traccia decido di ributtarmi di corsa lungo la lingua del ghiacciaio (ormai nevaio) e seguirla fino alla sua fine, quasi all’imbocco della Piana dei Camosci, 500m di dislivello più sotto.

Ormai le gambe han preso il ritmo e io le lascio girare di corsa gustandomi il paesaggio attorno. Una marmotta schizza via mostrando ancora la sua pelliccia invernale. Il sole caldo gioca tra le nubi. In breve tempo raggiungo il Rifugio Città di Busto e poi, sempre di corsa, la piana del Bettelmatt. Un sorso d’acqua dal torrente e di nuovo giù fino al Lago del Morasco. Ma di correre ne ho ancora voglia e allora faccio anche il giro del lago per poi riscendere a Riale poco più di un’oretta da quando avevo lasciato il rifugio 3A.

Tolgo lo zainetto. Controllo i polmoni.  Sembra che il livello d’aria sia di nuovo salito

Foto: il Lago dei Sabbioni visto dal Rifugio 3A

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