Crea sito
 

Salita Mendrisio – Monte Generoso

C’era una montagna da milioni di anni, c’era un sentiero da un centinaio di anni, c’era un’impresa da realizzare da una decina di anni e c’era il 31 agosto 2010.

L’impresa è di quelle che nascono nel cuore dell’infanzia e che crescono segrete nell’attesa del giorno prestabilito. Sono imprese magari semplici per chi le guarda da fuori ma cariche di significato per chi le ha coltivate per così tanti anni, e aspettate. E quella che vi sto per raccontare è l’impresa che l’amico Max Montagna ha voluto compiere ieri, ultimo giorno d’agosto, e condividere con me.

Alle 10 di mattina siam belli che pronti alla periferia di Mendrisio (400m s.l.m.) con gli zainetti da corsa in montagna sulle spalle e 1300m di dislivello sopra la testa da percorrere. Si parte pieni di entusiasmo, di corsa, lungo i primi tornanti in asfalto che portano al paesino di Salorino. Ma il nostro itinerario non prevede strada asfaltata e dopo 1 km e varie richieste di indicazioni imbocchiamo l’inizio della mulatiera che ci porterà verso la nostra meta, verso la cima del Monte Generoso.

Si corre in silenzio, col ritmico sciabordare dell’acqua nello zainetto, nell’ombra del bosco. Solo qualche parola scambiata nei rari tratti in falsopiano per poi ritornare a parlare con se stessi lungo i tornanti ciottolosi della salita. Corriamo bene, controllando la fatica e guardando luoghi che per me si scoprono per la prima volta mentre per Max sono frammenti d’infanzia che ritornano a galla.

E si sale quasi dimenticandosi del tempo che passa fin quando raggiungiamo Bellavista con la sua strada asfaltata che arriva da Mendrisio e con la sua stazione. Attraversiamo i binari a cremagliera del trenino e riprendiamo a salire.

Ora il sentierino è bello duro intrecciato tra le radici dei faggi che ancora ci fanno ombra nella nostra salita. Ora anche io ho ricordi d’infanzia di questi luoghi quando scendevo di corsa tra le radici con le foglie d’autunno che arrivavano alle ginocchia. E favole di elfi e nani che echeggiavano nella mia mente di bimbo ora ritornano come  immagini in controluce di cui riconosci bene il contorno ma di cui fai fatica a vederne il contenuto.

E si sale per poi sbucare là dove il panorama si apre d’improvviso sulle verdi valli svizzere con i loro pascoli e le loro capanne sparse qua e là come vecchi giocattoli abbandonati da un bambino capriccioso. E capriccioso deve essere stato pure quell’uomo che ha costruito sì con sudore ma certamente con meschinità quell’ultima scalinata in pietra che porta all’arrivo del trenino. Sembrano 200m ma a conti fatti è più di 1 km. Interminabile ma esaltante. Con lo sguardo cerco i vecchi fossili impressi sui lastroni scoperti molti anni prima nelle mie camminate e incontrandoli di nuovo nella mia salita di corsa mi danno gioia. Il sole è di quello che scalda le ossa mentre il vento inizia ad ululare tra l’erba. Incito Max che sta per compiere la sua impresa e più la fatica si fa sentire e più sarà bello arrivare in cima.

La scalinata di pietra finisce ma noi saliamo ancora. Ultimi 100m di dislivello per raggiungere la cima con il sentiero che s’impenna nel prato ed i polpacci che spingono ignorando il loro dolore. Le cosce vorrebbero esplodere ma ormai siamo arrivati. Ultimi metri e ce l’abbiamo fatta. Il GPS segna 1704 m sul livello del mare. La cima del Monte Generoso è stata conquistata. L’impresa dell’infanzia realizzata. Grande Max!

E nel vento della cima ci godiamo il panorama! Poi sole, discesa camminando, uva matura a riempir la pancia e corsa sul tortuoso percorso di 2 km di Mendrisio.

Foto: In alto partenza da Mendrisio, in basso cima del Monte Generoso.

 

Questo post è stato letto 1631 volte!

    6 Responses

    1. max Says:

      Grazie Matteo, per il tuo articolo ma sopratutto per la tua compagnia. Non dimenticherò questa giornata!

    2. Cloude Says:

      Tutto bello! Sia l’articolo che la corsa, “L’impresa è di quelle che nascono nel cuore dell’infanzia”, bravi!

    3. Fiurash Says:

      Matteo è sempre un piacere leggere i tuoi resoconti.
      In allenamento ancor più che nelle gare perchè al posto della cronaca della competizione divaghi dalle sensazioni fisiche a quelle emotive dando ampio spazio ai dettagli della natura che ti circonda.

      Max, sono felice di leggere che hai finalmente lasciato da parte la sfortuna e i problemi che ti hanno fermato in inverno e primavera.

      Complimenti ragazzi per l’impresa

    4. Silvia Says:

      Siete due uomini d’oro!
      Grandi!

    5. Francesca Says:

      Bellissimoooooo!!!!
      Mi hai fatto riaffiorare tanti ricordi di gioventù.
      Grazie mille

    6. max Says:

      Fiurash, diciamo che lo prendo come un trampolino di lancio da cui ripartire… per costruire il Max del 2011. Ciao a tutti!

    Leave a Comment

    Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.