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Quotidiano dopolavoro di un podista estivo

Il boato di un tuono mi sveglia che sono già le 17.30 e guardo intontito fuori dal finestrino bagnato della macchina. Il cielo è ancora nero come il culo di un corvo ma per fortuna ha smesso di piovere. “Devo essermi addormentato“, penso tra me e me stirandomi la schiena. Ero arrivato all’imbocco della mulattiera che dalla Bregazzana porta fin su ai 1032m del Monte Martica ben 30 minuti prima ma dal momento che pioveva a dirotto avevo deciso di chiudere gli occhi solo 2-3 minuti…

Deve essere un periodo che ho sempre sonno perchè anche questa mattina mi son svegliato di soprassalto alle 6.20. Maledetta sveglia che di tanto in tanto si diverte a non farsi sentire! Faccio tutto di volata e alle 7h sono alla Decathlon per scaricare il camion. Verso mezzogiorno ho mezzora di pausa. Voglio mangiarmi una bella e sana pastasciutta ma dove la vendono c’è coda (io ooodio la coda!!!) Penso già di dirottare su un pezzo di pizza quando mi accorgo che al McDonald’s non c’è nessuno. “Ma sì, due o tre volte all’anno si può fare!” E via di patatine, hamburger e Coca Cola. Son quasi le 16.00 quando esco dal lavoro. Ho in programma un allenamento in salita che mi stuzzica già dal giorno prima e nonostante le gambe pesanti da 8 ore in piedi mi dirigo con la macchina verso Varese. Voglio provare ad abbatere il mio personale sulla salita Bregazzana-Monte Martica, una mulattiera tutta sterrata di 7,6 km con 560 m di dislivello positivi fin su ai 1032 m della cima.

Più mi avvicino a Varese e più il cielo si scurisce come se qualcuno si stesse divertendo a gettar secchiate di pece nell’aria. Le cime in lontananza sono come teste nascoste sotto cappelli di pioggia e fulmini. Sorpasso il centro della città giardino, il quartiere Sant’Ambrogio e parcheggio la macchina nei pressi del paesino della Bregazzana all’imbocco della mulattiera. Sono le 17.00. Piove a dirotto e decido d aspettare alcuni istanti. “Chiudo gli occhi solo due o tre minuti“, penso, “e poi…

Il boato mi fa sobbalzare. Non piove più e allora giù dalla macchina. Mi cambio indossando un paio di pantaloncini e una maglietta aderente invernale a maniche corte che con i 15° che ci sono lì ai 470 m di altezza ed i 7-8° che troverò ai 1032 m della cima va benissimo.

E via che si parte. Fa freddino e allora da subito imprimo un bel ritmo. Il fondo, per chi non lo conosce, non è regolare ma è un susseguirsi di sassi e rocce calcaree che escono dal terreno come guglie di un castello sommerso. E mi piace perchè così si allenano caviglie e riflessi. Dopo circa 3 km si sbuca su Pian Val Des, un pianoro panoramico sopra Rasa che domina sul Sacro Monte di Varese e sulle cime innevate della svizzera. Guardo in alto e la croce del Monte Chiusarella si staglia luminosa sul nero cielo da temporale. Per raggiungerla mi aspettano ancora un bel pò di tornanti di corsa ma dovrò andare ancora oltre. Nel raggio di km non c’è anima viva ed il sapore di rocce ed erba bagnata mi fa sentire come in ferie sulle alte vette dolomitiche pur essendo a neppure un’ora da casa. E mi godo la fatica dell’ascesa nella solitudine della natura.

Appena oltrepassato il Monte Chiusarella si passa dalle rocce affilate calcaree a quelle rotondeggianti riolitiche. Aumento ancora il ritmo fino ad arrivare una decina di minuti dopo ai 1032 m del Monte Martica. L’orologio dice 38’59”. Ben 3’30” meglio del mio precedente personale (42’22”). E’ proprio un periodo di estrema forma!

Mi guardo attorno alcuni istanti assaporando la consapevolezza di aver compiuto tutto bene in questo giorno e di aver terminato il mio lavoro, il mio doppio lavoro. Ora, dopo aver goduto la fatica della salita, mi godo la tranquillità della discesa gustandomi il cinguettio degli uccelli, le cime innevate della Svizzera, i canaloni selvaggi che strapiombano verso la Val Ganna, il profumo di rododendri bagnati sulle rocce, le nubi che risalgono bianche nelle gole come dita di un fantasma, i punti panoramici nascosti ai più. Ogni tanto faccio qualche deviazione sulle creste provando quel bel senso di libertà. Attorno il cielo rimbomba e più che tuoni sembrano cannonate. I fulmini in lontananza sembrano avvicinarsi. Allora aumento un po’ il passo per sfuggire al nuovo temporale in arrivo ma appena sotto il Monte Chiusarella ecco spuntare sul sentiero a due metri da me un piccolo cinghiale. Mi guarda e schizza via nel bosco. Non voglio perdermi questo spettacolo e mi lancio oltre la soglia del sentiero al suo inseguimento. Il rumore dei suoi zoccoli rimbomba sul terreno mentre il frustare dei rami e delle foglie mi percuote la faccia. Schivo gli arbusti tenendo gli occhi fissi su questo spettacolo di animale. Ma lui ha 4 zampe e sembra un diavolo assatanato nel fuggire e nel giro di 1′ lo perdo di vista.

Annaspo tra le foglie del bosco ed inizia a piovere. Lentamente risalgo il crinale e sotto un diluvio tropicale proseguo la mia discesa di corsa. All’inizio sono un po’ curvo con gli occhi semichiusi, come nella classica postura di chi è sotto l’acqua senza ombrello e pensa in quel modo di non lavarsi. Ma poi ecco passarmi davanti agli occhi due passerotti. Non hanno che le piume per coprirsi. Ed io che ho anche calzoncini e maglietta mi devo lamentare? Rilasso occhi e schiena e mi godo questi ultimi 25′ di corsa in discesa.

Arrivo alla macchina dopo 1h30′ di corsa bagnato ma felice di questo mio quotidiano dopolavoro di un podista estivo!

E per chi vuole rileggere una mia giornata tipo di lavoro-allenamento nel periodo invernale scritta in ottobre guardi QUA.

 

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    8 Responses

    1. Betta Says:

      Da brividi!
      Te l’ho detto mille volte ma te lo ripeto ancora: sei il nostro IDOLO.
      Noi tifiamo Matteo Raimondi.
      Sei un grande!

    2. Mario "CorsAmica" Says:

      se non son matti non li vogliamo! Bravo Matteo bel racconto.

    3. Francesco Says:

      Sei un mito Matteo!
      Anche a me parecchi anni fa era capitato di imbattermi in un cinghiale sulla Martica. Ma non mi era mai saltato in mente di provare ad inseguirlo!
      Complimenti per il racconto e per il tempo di ascesa. Camminando ci vuole almeno 2h30′ per salire…

    4. Silvia Says:

      Spettacolo!!!
      Tu scrivi ancora meglio di come corri… ed è dire tutto!
      Hai la capacità di farci provare ciò che provi te durante le tue gare ed i tuoi allenamenti!
      Sei un grande, quasi un mito per noi e nello stesso tempo sei uno di noi, un lavoratore con la passione per la corsa.
      Grazie per quello che fai.
      🙂

    5. Fiurash Says:

      che dire… senza parole e ho detto tutto.
      Complimenti sia per la corsa che per la penna (tastiera) ispirata, concordo con gli altri
      A presto
      Davide

    6. Dott. Scola Says:

      Eheh! Che dire Matteo, sei troppo un podista. Ma il cinghiale te lo volevi mangiare, confessa.
      eheh

    7. andrea monti Says:

      grande matteo, leggendo questa “favola” mi sembrava di essere lì con te a correre!!!!
      p.s. io il cinghiale non lo facevo scappare però!!!!! ahahahahah

      ciaoooooooo

    8. Andrea Gornati Says:

      Un racconto fantastico, scrivi e corri con la stessa grande passione, passione che poi riesci a trasmetterla a chi ti vede correre e a chi ti legge.
      Matteo perchè non scrivi un bel libro?

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